La Nuova Sardegna

Sassari

«Nel progetto Nuraghe non c’è un depuratore»

di Gavino Masia
«Nel progetto Nuraghe non c’è un depuratore»

Secca replica del direttore dell’Arpas al coordinatore di Sardegna Futura Per Minciaredda è previsto un impianto per il trattamento dei fluidi speciali

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PORTO TORRES. «Non esiste alcun “nuovo depuratore” nella procedura tecnica del progetto Nuraghe, oramai arrivata al traguardo, e l’impianto di depurazione previsto è parte integrante del progetto di bonifica originario presentato dalla Sindyal». Comincia così la nota della direzione del Dipartimento di Sassari e Gallura dell’Arpas, per esporre alcuni chiarimenti di ordine tecnico in risposta all’interrogazione presentata al sindaco di Porto Torres dal coordinatore regionale e locale di Sardegna Futura sul progetto di bonifica della collina dei veleni di Minciaredda. «L’esternazione degli interroganti – dice il direttore del Dipartimento Antonio Furesi – dimostra che manca una conoscenza tecnica fondamentale: l’impianto infatti non è destinato alla depurazione “di acque di lavaggio delle terre”, bensì al trattamento dei fluidi derivanti dalla desaturazione dei rifiuti presenti a Minciaredda tramite Mpe (Multi phase extraction) e perciò si tratta di un’esigenza tecnica imprescindibile dal punto di vista ambientale». Questo impianto, secondo l’Arpas, è di trattamento acque locali (Tal), appositamente ideato per trattare sostanze specifiche che non sono trattabili dal depuratore del Consorzio industriale provinciale. La destinazione finale del refluo è stata inoltre oggetto di diverse valutazioni che discendono dalle precedenti istruttorie, svolte per l’approvazione del progetto operativo di bonifica della falda e del correlato impianto di Trattamento delle acque di falda. «Già il primo progetto relativo alla realizzazione di un unico Taf da 500 metri cubi all’ora – aggiunge Furesi –, approvato in conferenza di servizio nel 2011, prevedeva uno scarico a mare con il rispetto dei limiti delle concentrazioni sulla soglia di contaminazione previsti dalla norma vigente, e la sua realizzazione, a seguito di decreto ministeriale di autorizzazione provvisoria del 28 ottobre 2011, sarebbe dovuta partire già nel 2012: tuttavia, la società Syndial ha successivamente proposto, su richiesta del Cip, delle varianti progettuali al fine di indirizzare i reflui del Taf al depuratore consortile».

Gli enti locali (Regione, Comune di Porto Torres, Provincia di Sassari e Arpas) e la struttura tecnica di assistenza del ministero dell’Ambiente, nel proseguo dell’iter istruttorio, avevano avanzato a Sindyal e al Consorzio diverse richieste finalizzate a conoscere le capacità di ulteriore depurazione delle sostanze pericolose presenti nelle acque di falda all’interno dell’impianto consortile, nonché la possibilità di avviare a trattamento separato le acque provenienti dal Taf. «Non sono pervenute però adeguate attestazioni che potessero garantire le esigenze tecniche prospettate dagli enti – spiega il direttore del Dipartimento Arpas –, sia per quanto concerne la capacità depurativa specifica e sia per quanto riguarda l’approntamento di linee dedicate, e conseguentemente, dopo un lungo iter istruttorio, si è ritornati alla soluzione. Va chiarito comunque – prosegue – che gli impianti previsti nel progetto non siano in “concorrenza” con il depuratore consortile, in quanto impianti strutturalmente e specificamente progettati per trattare determinate sostanze, non trattabili dal depuratore del Consorzio industriale provinciale di Sassari».

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