Non ci sono soldi e Chiaramonti resta senza squadra di calcio
Nell’indifferenza generale dopo 10 anni si è sciolta la società che militava in seconda categoria Giocatori e dirigenti senza compenso hanno tirato i remi in barca. Chiusa anche la scuola giovanile
CHIARAMONTI. Dopo oltre dieci anni dalla sua fondazione l’Asd Chiaramonti si è sciolta e chiude i battenti. Pertanto nessuna squadra locale parteciperà al campionato di Seconda categoria della Figc a rappresentare il paese. Le altre squadre dell’hinterland hanno iniziato il loro campionato la settimana scorsa ma quest’anno il campo comunale di Paris de Cunventu non ospiterà gli striscioni a sostegno della squadra bianco celeste e non risuonerà delle voci di giocatori, allenatori e tifosi. Tutto è stato messo a tacere. E quasi nell’indifferenza collettiva, se non per il giustificato sussulto di pochi sui social network. Come se l’avere in paese una prima squadra, a cui i bambini che iniziano a tirare i primi calci al pallone guardano quasi come un punto d’arrivo, sia una cosa marginale. E non invece motivo d’orgoglio, occasione di aggregazione, di crescita anche per il seppur ristretto vivaio di baby calciatori e giovanissimi che si cerca di tirare su. Perché, senza una prima squadra e una società di riferimento, anche il settore giovanile, che per la verità avrebbe meritato più attenzione, si trova senza Patria e i più volenterosi sono costretti a unirsi a squadre di altre società e paesi. Non un’assemblea, non una riunione pubblica è stata convocata per spiegare i motivi o per tentare di non buttare via anni di storia, anche antecedenti di molto alla fondazione stessa dell’Asd Chiaramonti. In un periodo di crisi economica come questo e in cui le casse di Comuni e associazioni sportive languono, i motivi si possono anche intuire e comprendere. Pochi i soldi a disposizione e spesso i dirigenti, che sicuramente si sono spesi e prodigati negli anni, sono costretti a rimetterci di tasca e qualcuno deve aver pensato di aver dato abbastanza e ha detto: «Basta». Peccato, perché la stagione scorsa la squadra, dopo le annose lotte per la salvezza e il salto in Seconda, era stata la rivelazione del girone o di appartenenza mantenendo per molti mesi la prima posizione di fronte a squadre ben più favorite. Questo fino alla crisi che si è acutizzata nella seconda metà del campionato e che ha coinvolto sia dirigenza che giocatori. Per un po’ la squadra è stata «salvata» e tenuta a galla dal rientro di giovani locali che giocano più per l’attaccamento alla maglia e al paese che per il compenso. Peccato non aver provato a giocare questa carta, come si vede fare in altre squadre locali. Senza andare lontano l’esempio del Monte Alma insegna. Certo con il presupposto che anche i giovani locali vanno valorizzati e fatti sentire alla stregua di giocatori più pagati solo perché acquistati da altre società. In molti sperano che si tratti di un anno sabbatico di riflessione e non di dispersione, da cui la Società di calcio e la squadra possano risorgere con maggiore entusiasmo e consapevolezza.
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