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Sassari

Terremoto, la proposta: «Aprite gli alberghi dell’isola per ospitare gli sfollati»

di Silvia Sanna
Terremoto, la proposta: «Aprite gli alberghi dell’isola per ospitare gli sfollati»

Enea Mancosu, presidente del circolo dei sardi a Rieti: «Qui non si vive più, soltanto la Sardegna può restituire la serenità perduta»

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SASSARI. Le luci accese giorno e notte, perché al buio le scosse fanno ancora più paura. Le orecchie tese, un udito che assomiglia sempre più a quello dei gatti, in realtà si fa finta di dormire. Perché il riposo vero da queste parti non sanno più cosa sia dal 24 agosto, il giorno in cui tutto è iniziato. «Non si vive più, la gente è sotto choc. Il terremoto è qualcosa che non si dimentica, è una sensazione che ti resta addosso e ti accompagna sempre anche se tu tenti di cacciarla via. L’unica soluzione è andare via, rifugiarsi dove le scosse non ti possono inseguire». Enea Mancosu, di Villamassargia, da più di 30 anni emigrato in provincia di Rieti, ha una idea. «La mia Sardegna è l’unica regione asismica d’Italia. Solo nell’isola si può stare tranquilli e cercare di dimenticare».

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Ecco la proposta di Mancosu, presidente del circoli dei sardi di Rieti, che con l’isola ha mantenuto un legame fortissimo: «In Sardegna ci sono tanti hotel che dopo l’estate chiudono. Perché non tenerli aperti per ospitare gli sfollati di Amatrice e delle altre zone terremotate? Perché non aprire le porte a chi è disposto a lasciare la propria terra pur di ricominciare a vivere?». Enea Mancosu fa un appello alla politica, alla giunta regionale. Dice che il migliore aiuto che la Sardegna possa offrire è aprire le sue porte, perché «solo nella nostra isola la gente si sentirebbe al sicuro».

Di professione geologo, emigrato per trovare lavoro, Mancosu a Rieti si è sposato e ha avuto dei figli. E la voce quasi si spezza quando racconta cosa è successo due giorni fa: «All’ennesima scossa mio figlio è stato preso dal panico e si è buttato giù dalla finestra. Voleva scappare di casa, temeva che tutto potesse crollare – spiega Enea Mancosu – e non ha pensato che poteva farsi del male lanciandosi dalla finestra. Per fortuna è andata bene. Ma la sua reazione fa capire quanto la situazione sia tesa e come la gente viva nell’incubo». Secondo il presidente del circolo dei sardi «non basta spostarsi di duecento chilometri, lo dimostrano i fatti. Intere comunità che avevano lasciato le aree del Lazio colpite si erano rifugiate in Umbria, nelle Marche, nelle aree costiere. Non è servito. Anche stare negli hotel sul mare non offre sufficienti garanzie – dice Mancosu – perché anche lì si sente fortissima la pressione».

Soltanto un periodo in Sardegna potrebbe aiutare a rinfrancare lo spirito e a recuperare la tranquillità perduta. «C’è tanto posto – sottolinea il geologo – ci sono gli hotel, ci sono le case vuote. La politica faccia qualcosa». E Mancosu non ha dubbi sul fatto che se ci fosse la disponibilità tanti farebbero la valigia: «Tra noi sardi che viviamo qui lo diciamo spesso. La nostra terra, così bella e tranquilla, sarebbe un toccasana per chi qui ha perso la serenità. E tanti ne approfitterebbero, in particolare chi non ha aziende da portare avanti o animali da seguire».

Al suo appello la Regione risponde positivamente. L’isola sta facendo la sua parte nell’assistenza e il sostegno alle popolazioni colpite dal sisma, una colonna mobile di uomini e mezzi è pronta a partire se ci sarà necessità. «La protezione civile nazionale coordina gli interventi – fanno sapere dalla Presidenza della Regione – e sinora abbiamo risposto a tutte le richieste. Se dovesse essere rappresentata l’esigenza di ospitare persone, la Sardegna di certo non chiuderà le sue porte ma le terrà aperte come ha sempre fatto sino a questo momento».

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