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Dalle maratone urbane alle piste desertiche dell’Oman

Dalle maratone urbane alle piste desertiche dell’Oman

PORTO TORRES. 165 chilometri nel deserto dell’Oman, da coprire in sei tappe, in sei giorni, dal 5 al 10 novembre. Tutto in autosufficienza alimentare. È questa la nuova sfida di Marco Spina, 56enne...

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PORTO TORRES. 165 chilometri nel deserto dell’Oman, da coprire in sei tappe, in sei giorni, dal 5 al 10 novembre. Tutto in autosufficienza alimentare. È questa la nuova sfida di Marco Spina, 56enne portotorrese tesserato per l’Atletica Porto Torres, sostenuta da Sofingi e Catalan Tv di Alghero. Dopo avere terminato nel 1995 la carriera calcistica Marco, poliziotto in pensione, ha deciso di scoprire il piacere della corsa arrivando a partecipare a 26 maratone in giro per il mondo tra cui la Marathon des Sables in Marocco, New York, Boston per dedicarsi, negli ultimi quattro anni, ai trial. «Ho studiato tutto il percorso – spiega Marco Spina –, e sarà molto difficile con tantissima sabbia e poco terreno compatto. Il segreto è calpestare le orme di chi ti precede per affondare il meno possibile». Tra l’altro, la gara è da affrontare in autosufficienza alimentare: i concorrenti dovranno portare nello zaino il loro equipaggiamento - derrate alimentari, sacchi a pelo o materassini - eccetto l’acqua, fornita a ogni checkpoint a intervalli di circa 10 chilometri. «L’emozione più grande è finire la gara – rivela Spina –, è una grande impresa. Si corre con 45° e la sabbia ha temperature ancor più elevate: i piedi cuociono, vengono fuori le vesciche. Alla Marathon des Sables persi sei unghie. L’aspetto mentale fa la differenza: non hai alcun contatto, terminata la tappa devi cercare arbusti per fare il fuoco e cucinare cibi che cucinano in fretta. È una grande sfida». Durante la corsa Marco Spina si alimenterà con frutta secca, ananas e cibi naturali. «La corsa è libertà, non hai elementi imposti da altri» chiosa Marco Spiga che, sotto la guida dell’allenatore Filippo Salaris, si è preparato allenandosi su piste sterrate per trenta chilometri al giorno.

Emanuele Fancellu

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