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Sassari

PARLIAMONE - Il caso dell'Argentiera: trascurati da vivi, offesi da morti

Daniela Scano
Il cimitero sul mare dell'Argentiera
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Il cimitero sul mare dell'Argentiera

La rabbia dei residenti del bellissimo e isolato borgo sul mare per il loro cimitero senza più loculi è l’ultima esasperata reazione alla inettitudine amministrativa che sempre accompagna lo spopolamento

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SASSARI. Edgar Lee Master ha dato voce eccelsa alla memoria che persiste anche dopo la morte. Ogni piccola comunità ha la sua “Antologia di Spoon River” e chi parte per l’ultimo viaggio può star certo che non sarà dimenticato. Ci sarà sempre qualcuno che, passando davanti alla sua ultima dimora, ricorderà chi è stato e la sua storia. Le piccole comunità coltivano il valore del ricordo che si tramanda di generazione in generazione.

Forse anche per questo, pur augurandosi che accada il più tardi possibile, gli abitanti dell’Argentiera rifiutano l’idea di trascorrere l’estremo riposo nel cimitero di Sassari. Ma c’è dell’altro. Sassari infatti dovrebbe accogliere i defunti della borgata nel loro ultimo viaggio perché non ha saputo garantire loro il diritto a restare a casa. Nel suggestivo cimitero sul mare sono finiti i loculi e questo è stato considerato dai residenti l’ultimo oltraggioso disservizio dopo le strade dissestate, la pubblica illuminazione che troppo spesso non funziona, i rubinetti a secco d’estate, i ruderi di una società mineraria che risplendono magicamente d’estate solo durante il troppo breve tempo del festival letterario “Sulla terra leggeri”.

Il bellissimo e minuscolo cimitero a picco sul blu era rimasto l’ultimo simbolo di un privilegio della memoria che la disattenzione amministrativa ha di fatto sottratto ai pochi coraggiosi che hanno deciso di continuare a vivere nella borgata. Perché ci vuole coraggio ad affrontare ogni giorno le difficoltà dell’isolamento. Si tratta di una resistenza quotidiana di cui i pochi residenti all’Argentiera sono gli eroi misconosciuti e senza medaglie.

Lo spopolamento dei piccoli centri è una drammatica emergenza che la Sardegna non riesce ad affrontare con interventi incisivi. Ci vogliono intelligenza e programmazione, buona volontà e cura di un patrimonio sociale e urbanistico che dovrebbe essere conservato come un bene inestimabile. Non accade e all’Argentiera, come in tutti gli altri borghi dimenticati, a preservare questo tesoro restano sempre meno custodi. Sono in genere i più anziani che non hanno voglia di partire, e qualche giovane che però prima o poi dovrà rassegnarsi ad andare via. Perché con il passare del tempo anche il più tenace entusiasmo viene eroso dalle difficoltà del vivere in un luogo dove le distanze dai servizi sono immense.

La storia dei loculi da realizzare nel piccolo cimitero sul mare è quindi un pretesto per riaccendere la luce su un problema che distratte amministrazioni si dimenticano di affrontare o rinviano sistematicamente. Ci sono sempre cose più importanti da fare in città e la borgata è lontana, con i suoi problemi e anche con il suo camposanto dove anche i turisti, che capiscono la bellezza dei luoghi meglio degli amministratori locali ma ne godono il tempo breve delle ferie, vorrebbero tornare all’Argentiera anche da morti per trascorrere nella sua pace con vista mozzafiato l’ultima ma infinita vacanza.

La rabbia dei residenti per il loro cimitero senza più loculi è l’ultima esasperata reazione alla inettitudine amministrativa che sempre accompagna lo spopolamento.

Quel piccolo camposanto è il tempio della memoria di una piccola comunità dove, al termine di una esistenza isolata, resta solo il diritto di riposare in un angolo di paradiso dove la realtà finalmente si inverte. La borgata dimenticata, abbandonata a se stessa, in quel fazzoletto di terra si riprende il diritto della memoria, della bellezza e dell’attenzione di chi è rimasto. La battaglia per la manutenzione del luogo dei morti è una battaglia per la vita di una comunità sempre più piccola che custodisce con testardo amore uno dei tanti luoghi bellissimi che la Sardegna ha ma che non riesce a valorizzare come dovrebbe.

Dopo essere stato ignorato o trascurato da vivo, chi ha resistito all’isolamento non può accettare l’idea di essere costretto a lasciare il suo paese dopo la morte. Se lo spopolamento è una piaga da estirpare, quello post mortem è davvero intollerabile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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