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Sassari

Sos dai centri d’accoglienza: «A breve i profughi nelle strade»

di Luigi Soriga
Sos dai centri d’accoglienza: «A breve i profughi nelle strade»

L’allarme a Sassari: fondamentale garantire una ricollocazione a chi ottiene lo status di rifugiato. Il sindaco Nicola Sanna scrive alla Prefettura: no alla struttura al Corso per problemi di sicurezza

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SASSARI. Le ondate dei migranti hanno una cadenza troppo accelerata perché le istituzioni riescano a stargli dietro. I tredici rifugiati politici somali espulsi dai centri di accoglienza, finiti per strada e poi a dormire sotto una tettoia nel piazzale di una chiesa, sono solo il minuscolo trailer di quel che sta per accadere da qui a un anno. Solo a Sassari ci sono circa 1000 migranti con la data di scadenza prestampata nel futuro: sei mesi di protezione internazionale, di ospitalità presso strutture, dopodiché potrebbero diventare cittadini liberi. E come tali hanno il dovere di camminare con le proprie gambe e di arrangiarsi. Quindi ci sono 1000 persone che potenzialmente potrebbero finire a spasso, senza soldi, senza riferimenti e senza prospettive.

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«Finchè i migranti stanno all’interno dei centri di accoglienza – avverte Pier Paolo Cermelli, titolare della cooperativa sociale Sdp che gestisce diverse strutture – il problema quasi non si pone. È quando passano i sei mesi e viene definito lo status giuridico che lo scenario cambia. Perché allora vien male mettere la testa sotto la sabbia e ignorare dei ragazzi che dormono al freddo e sotto la pioggia. Le istituzioni però devono muoversi molto rapidamente, si deve creare la rete di seconda accoglienza, perché l’unica soluzione al momento percorribile è quella dello Sprar (il sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati ndr)».

Non si tratta più di fornire solamente sostentamento, vitto e alloggio, ma anche accompagnamento, informazioni, supporto per trovare lavoro, insomma un vero e proprio percorso di inserimento socio economico. Il Comune di Sassari ieri pomeriggio ha sondato il terreno tra le associazioni e il mondo del volontariato. L’integrazione si realizza solo se si riesce a creare una rete tra Comune, Prefettura, gestori dei centri, associazioni e privati.

«Affrontare questa emergenza da soli – dice il sindaco Nicola Sanna – per noi istituzioni sarebbe una partita persa in partenza». Nella seconda accoglienza cambia la capacità ricettiva, occorrono piccole strutture che ospitino gruppi di una decina di persone. Anche le famiglie potenzialmente potrebbero entrare nel sistema. «Il nostro primo bando Sprar – dice l’assessore alle Politiche Sociali Monica Spanedda – è andato deserto. Nessuna offerta e nessuna struttura disponibile. Ma le somme finanziate dal Ministero in effetti rischiavano di non coprire i servizi richiesti. Ora le cifre sono state riviste e siamo pronti a partire con un secondo bando. Speriamo di ricevere delle proposte».

Purtroppo però i rifugiati saranno solo la parte marginale del problema, ovvero il 10 per cento dell’intera fetta della nuova immigrazione. Forse sui 1000 di Sassari saranno appena 100, perché le richieste di asilo vengono rilasciate col contagocce. «Succederà questo – spiega l’avvocato Giuseppe Onorato – chi non otterrà lo status farà ricorso, e avrà diritto alla prima accoglienza finché l’iter legislativo non avrà termine. Questo può durare un paio d’anni, ma con i tempi dei tribunali e con il numero di richieste, è probabile che l’arco temporale si dilati ancora. Poi arriverà il giorno in cui il rigetto sarà definitivo, e allora avremo per strada 1000 clandestini, fuori dalla rete dello Sprar, senza paracadute e che difficilmente saranno rimpatriati. Gli scenari che si prospettano, se non si prenderanno per tempo serie contromisure, saranno esattamente questi».

Intanto per i primi mesi del 2017 sono previsti nuovi flussi, le Prefetture chiedono ai gestori di proporre nuove strutture, e i centri di accoglienza si moltiplicano come funghi. Spesso non c’è neanche il tempo di valutarne l’impatto nel contesto sociale. L’esempio è il progetto di un nuova struttura in Corso Vittorio Emanuele, ovvero nel cuore del centro storico sassarese, che attende il benestare della Prefettura. «Già dal 15 novembre ho espresso al prefetto la mia totale contrarietà a questa soluzione – dice il sindaco Nicola Sanna – significherebbe solo aumentare il già gravoso carico di immigrati che caratterizza la parte bassa del Corso». E a breve le barricate potrebbero sollevarsi in via Zanfarino, ancora nel centro cittadini, perché un altro edificio candidato a ospitare i migranti sarà l’ex palazzo dell’Inps.

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