La Nuova Sardegna

Sassari

«Io, ex violento ho chiesto aiuto per non fare più male»

«Io, ex violento ho chiesto aiuto per non fare più male»

La testimonianza di un uomo che si è rivolto al centro ascolto uomini maltrattanti di Sassari

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Un tono di voce troppo alto. Una porta che sbatte. La voce si alza ancora, ancora la porta che sbatte, un bicchiere poggiato con troppa energia. Uno spintone. L’offesa sessuale, l’epiteto “puttana” è quasi scontato, cosa vuoi che sia? Ma non è un litigio, è già induzione alla paura, sopraffazione, denigrazione dei sentimenti.

Poi, un giorno mi dice «vado via…». Allora la voce sale ancora, la distanza tra la mia bocca e la sua si accorcia, ma non è un bacio, le urlo in faccia. Le prendo il mento per girarle il volto, costringerla a guardarmi. Mi volta le spalle e la tiro, con violenza, verso di me. È violenza, non è un invito. Mi rivolsi a una psicologa dopo la dolorosa separazione: «Sì, ho esagerato un po’...», dissi. Ma chiacchierando e scavando venne fuori che avevo “esagerato” altre volte, con altre donne, con i genitori. Anche con me stesso. Avevo ferito e offeso, avevo reagito alla frustrazione del disaccordo o della separazione con offese e paura indotta. L’alcol, seppur solo occasionale, non era un rifugio ma era usato come accusa: «Guarda cosa mi porti a fare!». Avevo anche preso l’abitudine di controllare ciò che scriveva e faceva sui social. In qualche modo la controllavo, cercavo di farlo e costruivo realtà a me non gradite.

La psicologa mi propose un test con domande del tipo «Hai mai seguito o controllato i movimenti della tua partner (magari telefonando o mandando costantemente messaggi ad orari strani)?» (sì); oppure «Stai facendo o dicendo delle cose che dopo ti fanno stare male?» (sì). O ancora «Stai facendo del male alle persone a cui vuoi più bene?». Sì. Ecco, non volevo più far del male alle persone che amavo! C’era un problema di violenza, da non sottovalutare, da risolvere con risolutezza, rispetto e dolcezza.

Mi fece avvicinare al Cam di Sassari: fa un certo effetto considerarsi “uomini maltrattanti”, ma è una importante presa di coscienza. Ci si vedeva una volta a settimana, l’ambiente era sereno, si strinsero patti e ci si diede fiducia. Ci si ascoltava con rispetto. Gli psicologi stimolavano il dialogo, il ricordo, con loro e tra di noi. Lì avevo modo di confrontarmi con altri uomini in cui specchiarmi, vedere le differenze e le similitudini: non eravamo mostri, siamo persone per bene. Con un problema. Lì ho realizzato che è doveroso non riversare sulla propria compagna le frustrazioni della adolescenza, le ferite inferte dai genitori, che è possibile e giusto interrompere la catena di sensi di colpa indotti. È bello perdonare e perdonarsi. Ed è un piacevole tarlo che continua a scavare e creare consapevolezza.

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