Febbre da referendum: la città si mobilita
Decine di dibattiti e partecipazione crescente per un appuntamento preparato da una campagna come non si era mai vista
SASSARI. Ci sono i pensionati che hanno abbandonato i cantieri per “controllare” dibattiti e tavole rotonde, studenti che bigiano la scuola per vedere la rockstar «Dibba» o la «Giaguara» Boschi, bar dove invece che di calcio e malattie si parla solo di bicameralismo perfetto e Cnel. Ci sono attivisti che non tornano a casa a pranzo da settimane, e professori universitari che, a forza di far gli esperti nei convegni, sono diventati attivisti. C’è una città che, quasi fosse la Coppa America di vela o gli Europei di calcio, si è fatta catturare dal referendum di domenica, complice la più imponente e capillare campagna vista da decenni.
La rincorsa. Una rincorsa partita da lontano, e ormai lanciata a velocità folle. Con ministri e leader nazionali mai passati da queste parti che ormai sono di casa, consiglieri regionali e comunali, sindaci e assessori a pancia a terra a ripassar rubriche telefoniche, e a chiedere di portare a votare amici, nonnine e colleghi di lavoro. Risultato? Impossibile capire come andranno le cose. Sia perché i sondaggi, comunque embargati, non ci azzeccano mai. Sia perché in moto si è messa una macchina che va in profondità, dentro cui si mischiano ragioni legittime per il sì o il no alla riforma a promozioni o bocciature di governi comunali, regionali, nazionali. Il tutto condito, soprattutto nei social, dall’ormai consueta rabbia sorda che non guarda in faccia nessuno.
Spaccati. Una polarizzazione che porta molti, se non proprio a mentire, a tenersi vaghi su cosa voteranno nel segreto dell’urna: la posta in gioco è infatti troppo alta per permettersi libertà di alcun tipo. E dunque, andando a caccia di endorsement tra i politici le sorprese sono davvero poche. Anche se, a far di conto, si ha un’idea più precisa di come alcune geografie sono in via di cambiamento.
Qualche conto. Dentro il consiglio comunale ad esempio, con il sindaco Nicola Sanna e la sua giunta quasi totalmente impegnati per il sì, (Ottavio Sanna, come tutto il PdS è per il no, Raffaella Sau e Maria Vittoria Casu non hanno reso note le loro posizioni) il sì vincerebbe comodamente: su 34 consiglieri (compresa la presidente Esmeralda Ughi) lo voteranno infatti i 14 del Pd, Giovanna Costa della civica Ora sì e i pretoriani del sindaco di Sassari Bella Dentro Alessandro Boiano e Bernardo Ghi. E arriverà anche l’appoggio dai banchi dell’opposizione di Nicola Lucchi di “Sassari è”.
Per un Lucchi guadagnato il sindaco perde però tutti i monogruppo, con Giancarlo Serra, Giampaolo Manunta, Francesco Era, Tonino Falchi e Marco Manca che voteranno no, come Francesca Arcadu di Città futura. Chiaramente diranno no i pentastellati Maurilio Murru, Desi Manca e Marco Boscani, gli azzurri Manuel Alivesi e Giancarlo Carta, Rosanna Arru e Antonio Sassu di Sassari Progetto Comune. Ancora indecisi Efreem Carta di Città Futura ed Enrico Sini di “Sassari è”. Risultato: sì al 55,8 per cento, no al 38,2, indecisi al 6. Ben più largo di qualunque sondaggio in circolazione ma comunque ben sotto il 65 per cento dei voti con cui Sanna governa.
Tutti renziani. Il tutto nonostante un appoggio monolitico del Pd cittadino, che lascia da parte divisioni nazionali (e le crepe locali) e schiera i suoi leader che, chi più chi meno, alla fine sono tutti coinvolti nella campagna: dal presidente del consiglio regionale Gianfranco Ganau ai consiglieri regionali Gavino Manca, Salvatore Demontis Luigi Lotto, ai decani Bruno Dettori, Mariotto Segni e Luigi Berlinguer, passando per l’ex presidente del consiglio regionale Giacomo Spissu, e i parlamentari Silvio Lai e Giovanna Sanna e arrivando al Circolo Berlinguer, con Gianpaolo Mameli. Il tutto tenuto insieme dall’attivissimo comitato per il sì con Gianluca Giordo. Voci fuori dal coro: il senatore Luigi Manconi e l’ex presidente della Provincia Alessandra Giudici, che voteranno no.
Trasversale. No deciso e senza tentennamento anche da tutta la galassia del M5S, con, per citarne solo alcuni, il parlamentare sennorese Nicola Bianchi, e l’avvocato Ettore Licheri. Sulla stessa posizione uno schieramento trasversale che parte dall’area indipendentista, con il Psd’Az di Giacomo Sanna e del segretario Christian Solinas, e Cristiano Sabino del Fronte Indipendentista Unidu. Passa da Sinistra Italiana, Pcl, Sel, Pci e i civatiani di Possibile, e arriva al Centrodestra per il no con Forza Italia- Fratelli D’Italia, Italia Attiva Sardegna, che schierano tra gli altri Italo Masala, già presidente della Regione, e Carmelo Porcu. Non svela il suo voto Michele Solinas dei Riformatori: «Dopo che i partiti si sono dimostrati incapaci di trovare una maggioranza parlamentare sufficiente ad approvare la riforma, ritengo doveroso non fare dichiarazioni che possano condizionare gli elettori».
Gli altri. Articolata la posizione dell’università. Convinti di votare no, anche qui citando solo i più attivi negli incontri, il professore di diritto costituzionale Omar Chessa, il professore di diritto internazionale Paolo Fois e il costituzionalista Simone Pajno. Alfieri del sì Giuseppina Carboni e Carla Bassu, entrambe docenti di diritto pubblico comparato. Per il no l’Anpi di Sassari con Caterina Mura. In tribunale invece voterà sì l’avvocato giuslavorista Luca Naseddu, per il no il penalista Luigi Satta e il giudice del Tribunale dei minori Antonio Minisola.
Solo alcuni dei centinaia di nomi che si potrebbero fare, intervenuti in decine e decine di dibattitti, tavole rotonde e iniziative varie. Che, comunque vada, hanno avuto il merito di far conoscere a tutti la nostra mai così amata Costituzione.
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