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Ossi, il parco di Fundone deve riaprire entro fine anno

Ossi, il parco di Fundone deve riaprire entro fine anno

OSSI. Entro il 31 dicembre il Parco Urbano di Fundone dovrà essere riaperto definitivamente al pubblico. Con quali modalità non è dato ancora saperlo, visto che la procedura di “gara negoziata” è...

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OSSI. Entro il 31 dicembre il Parco Urbano di Fundone dovrà essere riaperto definitivamente al pubblico. Con quali modalità non è dato ancora saperlo, visto che la procedura di “gara negoziata” è andata deserta. Ma sulla decisione della sua riapertura il sindaco Serra, che nel giugno 2015 (un mese dopo che il suo predecessore lo aveva inaugurato) ne aveva ordinato la chiusura per motivi di sicurezza e in assenza di affidamento in gestione, è tassativo. In base alla natura del finanziamento (si tratta di fondi Por) ci sarebbero infatti adempimenti e tempi da rispettare, tra cui, appunto l’apertura della struttura. Intanto è arrivato a sentenza anche il secondo (e ultimo) ricorso contro un esproprio effettuato dal Comune nell’area parco. Anche stavolta il Tar ha rigettato l’istanza ritenendo “prevalente l’interesse pubblico a offrire alla collettività una struttura socio-ricreativa” che risulterebbe «non realizzabile o gravemente compromessa in caso di mancata acquisizione di quei terreni, tenendosi altresì conto dell’esigenza di non disperdere gli ingenti investimenti per il caso di mancata realizzazione dell’opera”. Resta in piedi la richiesta da parte del privato di rivalutazione della stima dell’area, «ritenuta insufficiente anche in relazione al valore attribuito in sede di espropriazione di aree limitrofe interessate dallo stesso procedimento espropriativo». Ma su questo il Tar non si pronuncia e “declina la propria giurisdizione in favore di quella del giudice ordinario”. Novità sulla fascia del rio Badde che attraversa il parco arrivano anche in seguito all’approvazione in relazione al Centro matrice dello studio di compatibilità idraulica e geologica-geotenica da parte dell’Autorità di Bacino Regionale. Essendo quelle aree risultate, in seguito allo studio, come aree a pericolosità idrogeologica elevata (Hi4) si è proceduto ad estendere l’incarico al progettista dello Studio di compatibilità per predisporne con una variante l’inserimento nel Pai. Ciò comporterà una serie di vincoli con le misure di salvaguardia e piani di emergenza previsti dalla normativa in materia. Procede intanto in Regione l’iter relativo alla richiesta di finanziamento per la messa in sicurezza del canale tombato, che raccoglie le acque del Riu Badde.

Pietro Simula

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