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SERVONO RISPOSTE

«Tanti partono per cercare di sfuggire alla povertà»

SASSARI. L’assistenza come normalità, la solidarietà come salvezza per migliaia di famiglie. E chi non si rassegna alla povertà, a essere iscritto negli elenchi dei “nuovi poveri” sceglie di partire....

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SASSARI. L’assistenza come normalità, la solidarietà come salvezza per migliaia di famiglie. E chi non si rassegna alla povertà, a essere iscritto negli elenchi dei “nuovi poveri” sceglie di partire. I numeri sono implacabili e basta guardarsi attorno per capire che cosa sta succedendo.

«Possibile che chi governa le città e la Regione non si renda conto? Oggi si parla di spopolamento, di paesi destinati a scomparire nei prossimi anni, ma chiedo: cosa dovrebbero fare quei giovani, continuare a stare lì per finire assistiti come i loro genitori? Ci sono piccole realtà dove sono rimasti solo gli anziani, dove lo Stato ha tolto un pezzo per volta. Ogni cosa: le scuole, gli uffici pubblici, i servizi. Tutto. Ha impoverito il corpo vitale di realtà organizzate e valide, e oggi si meravigliano se fra qualche anno l’ultimo tirerà giù la serranda per dire che non c’è più nessuno. Come si fa?».

L’ultima vicenda incredibile è quella delle Province. «Erano morte in rosso – dice ancora Francesca Nurra – e sono state resuscitate con lo stesso segno negativo. E nessuno ancora ha detto che cosa si deve fare, perché nel frattempo sono nate l’Area vasta, la Rete metropolitana e l’Unione dei Comuni. Ma ci sono anche le partecipate in capo alle Province che stavano per essere trasferite. Una brutta situazione».

Su tutto quello che dovrebbe funzionare senza problemi è calata la croce della litigiosità dei partiti, di una burocrazia che ha tempi lunghi e insopportabili, spesso mortali. Il pensiero va al Parco nazionale dell’Asinara da dieci mesi senza presidente perché non è stata perfezionata l’intesa tra Regione e ministero dell’Ambiente, a quello di Porto Conte senza direttore. E ancora: la pesca che si trascina vecchie questioni, come la vicenda delle quote tonno mai riconosciute alla Sardegna. L’agricoltura che sta lentamente riconquistando i giovani attratti dalle nuove tecnologie ma messi in difficoltà dal mancato rispetto delle regole, dai mercati sbilanciati sempre nella stessa direzione.

«Vogliamo posti di lavoro, un rilancio vero per questo territorio. In questi anni abbiamo messo sul tavolo tante proposte, sempre collegate alle strutture, ai progetti e alle potenzialità del nord-ovest della Sardegna. Non erano cose campate per aria – dice il segretario generale della Cgil – ma le vertenze sono ancora tutte aperte. Così non si costruisce lo sviluppo, non può esserci il rilancio».

C’è tanta preoccupazione nelle parole di Francesca Nurra, perché la consapevolezza che ci si possa trovare di fronte un altro anno di obiettivi mancati è reale. «Avevamo già in agenda ai primi di gennaio un incontro per fare la verifica – conclude Francesca Nurra – come sindacato siamo pronti. La gente non può campare senza lavorare, ci vuole tanto a capirlo?». (g.b.)

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