Sassari, inquinamento nella valle dei Ciclamini: una denuncia per disastro ambientale

Il Gruppo di Intervento Giuridico presenterà un esposto in Procura sull’inquinamento nella discarica di Lu Pinu e Calancoi

SASSARI. Il rischio è che l’inquinamento della Valle dei Ciclamini finisca davvero sotto traccia. E non si parla solamente di sottosuolo, ma ancora di più di responsabili da individuare, di eventuali processi, di terreni da bonificare. Disinnescare una bomba ecologica è un’operazione costosissima e complicatissima. Per molti sarebbe tutto più semplice se la collinetta di Lu Pinu e Calancoi continuasse silenziosamente a sbrodolare veleni.

Il Gruppo di Intervento Giuridico vuole proprio scongiurare questa ipotesi: «Presenteremo una denuncia in Procura con l’ipotesi di disastro ambientale – dice il presidente Stefano Deliperi – ci sembra l’unica via per evitare qualsiasi possibilità di prescrizione di vecchi reati ambientali. Troppe volte abbiamo visto come finiscono nel dimenticatoio episodi di inquinamento come quello della Valle dei Ciclamini. Stiamo parlando di una discarica che è stata ufficialmente chiusa nel 2003 e che prima ha funzionato per una ventina d’anni come deposito di rifiuti indifferenziati urbani. Quindi una discarica comunale che contiene materiali inquinanti di ogni tipo e che è stata realizzata senza alcun tipo di impermiabilizzazione del terreno. L’ipotesi di disastro ambientale, purtroppo, ritengo che sia assolutamente concreta».

Infatti, anche a detta del biologo incaricato dalla Procura di svolgere le indagini tecniche nel sito, il problema dei fumi cancerogeni e delle diossine liberate è solo l’aspetto più marginale. Lo scontrino più salato, secondo il perito Giuseppe Porcheddu arriverà quando si potranno eseguire i primi carotaggi che intercetteranno le falde acquifere. In quarant’anni migliaia di metri cubi di rifiuti sono capaci di produrre enormi quantità di percolato che si insinua nel sottosuolo fino a contaminare le falde. Il vero dramma potrebbero essere le analisi delle acque. Perché se l’inquinamento si è spinto davvero così in profondità, allora disinnescare la bomba ecologica diventa un’impresa da centinaia di milioni di euro.

«Da considerare che Calancoi fa parte del Sito di Interesse Nazionale (Sin) alla stregua della zona industriale di Porto Torres – fa notare Deliperi – sono stati stanziati una serie di finanziamenti per la bonifica di questo sito, almeno per quanto riguarda la discarica comunale. Ma non si hanno notizie sull’esito della messa in sicurezza, sui livelli di inquinamento riscontrati nei monitoraggi e sul progetto complessivo di bonifica. Ora si scopre che accanto a Calancoi c’è una situazione del tutto simile, quella del terreno privato di Lu Pinu, il cui potenziale inquinamento si è scoperto quasi per caso: dei residenti di Monte Bianchinu si sono lamentati per i fumi pestilenziali che arrivavano sino alle loro abitazioni. Ma chi ha autorizzato e gestito quella discarica sino al 2003 sapeva benissimo costa stava riversando sul terreno e in tutti questo tempo ha fatto finta di nulla. Sappiamo che la Procura ha già avviato un’indagine e il nostro auspicio è che il magistrato vada fino in fondo. Noi depositeremo il nostro ulteriore esposto denunciando il reato di disastro ambientale».

Dopodiché si dovrebbe parlare di possibili soluzioni, e questo è il tasto più dolente. Il rimedio più efficace e radicale sarebbe quello di traslocare la discarica in un altro scavo precedentemente impermeabilizzato, o dove il sottosuolo non sia drenante. Ma, trattandosi di 4 ettari e di centinaia di migliaia di metri cubi di rifiuti, si parla di fantascienza.

La seconda possibilità è quella di individuare le connessioni con le falde acquifere e di blindarle con dei diaframmi. Ma anche questo tipo di progetti sono estremamente complessi e costosi. L’ipotesi più percorribile resta la realizzazione di una sorta di ombrello di superficie che protegga la discarica dalle piogge, e impedisca all’acqua di penetrare tra i rifiuti e trasformarsi in percolato.

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