Uccise la zia in casa perizia psichiatrica al via il 23 gennaio

SASSARI. È stato affidato ieri alla psichiatra Claudia Granieri l’incarico della perizia che dovrà stabilire se Salvatore Usai fosse capace di intendere e di volere quando lo scorso 15 gennaio uccise...

SASSARI. È stato affidato ieri alla psichiatra Claudia Granieri l’incarico della perizia che dovrà stabilire se Salvatore Usai fosse capace di intendere e di volere quando lo scorso 15 gennaio uccise la zia Bonaria Sanna di 80 anni colpendola con un vaso di cristallo. Omicidio maturato al termine di una discussione nata dopo l’ennesima richiesta di denaro che l’anziana donna si era rifiutata di dargli. La Granieri, che ha ricevuto l’incarico dal gup Rita Serra, inizierà il suo lavoro il prossimo 23 gennaio. Il 5 aprile è prevista la discussione della perizia e il 20 dello stesso mese la requisitoria del pm Giovanni Porcheddu e l’arringa dell’avvocato Maurizio Serra che difende l’imputato.

Usai è a processo per omicidio volontario e sarà giudicato con rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica. Nel processo, una nipote della vittima, assistita dall’avvocato Carlo Pinna Parpaglia, si è costituita parte civile.

Il delitto era stato commesso la notte tra il 14 e il 15 gennaio nella casa di via Torres dove zia e nipote vivevano insieme. Dopo l’omicidio, Usai si era cambiato i vestiti, aveva cercato di pulire la scena del delitto, aveva infilato tutto in una busta di nylon e aveva poi gettato gli stracci e il vaso di cristallo in un cassonetto. Poi aveva vagato a lungo per la città e alle 8 del mattino si era presentato a casa della madre (sorella della vittima). Insieme infatti dovevano andare alla Caritas per ritirare il pacco degli alimenti. Usai aveva però spiegato a sua madre che la zia gli aveva chiesto di fare la fila per lei, lasciando intendere che li avrebbe raggiunti. All’ora di pranzo era poi rientrato nell’abitazione di via Torres e aveva chiamato il 118: «Presto, venite, mia zia è caduta e ha battuto la testa». Ma il suo racconto non era risultato credibile e dopo qualche ora il giovane aveva confessato. (na.co.)

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