Sassari, virus Ebola: i cani di Stefano Marongiu caso internazionale

La gestione dei meticci dell’infermiere di Emergency, guarito dalla malattia contratta in Sierra Leone, è stata presentata in Austria all’Imed 2016

SASSARI. Mentre lui sconfiggeva Ebola all’ospedale Spallanzani di Roma i suoi cani finirono sotto stretta osservazione medica da parte degli specialisti del Servizio Veterinario della Asl di Sassari. Decisi a non far fare ai due anziani meticci la fine di Excalibur, il quattrozampe dell’infermiera spagnola Teresa Romero colpita dal terribile virus, che, tra non poche polemiche, fu soppresso.

Il gruppo dell'Asl a Vienna

Una vigilanza discreta, fatta dalla stessa famiglia di Stefano Marongiu, l’infermiere sassarese di Emergency, basato sull’isolamento e monitoraggio dei due cani a cura delle proprietarie con rilevamento termometrico e sorveglianza passiva telefonica di eventuali sintomi sotto la supervisione del servizio veterinario. Grazie alla quale, vista l’estrema particolarità del caso (in letteratura esiste una sola ricerca sul contagio cane uomo di Ebola, effettuata nel 2001 in Gabon) gli specialisti del servizio di Sanità Animale sono stati chiamati a partecipare al sesto Meeting Internazionale sulle malattie emergenti e di sorveglianza, Imed 2016, che si è tenuto a Vienna lo scorso novembre.

Evento rinocmato rivolto a tutti quelli nel mondo che si occupano di minacce da agenti infettivi, in cui presentare nuove conoscenze e scoperte e discutere su come scoprire, individuare, capire, prevenire e rispondere alle epidemie di patogeni emergenti.

Gli specialisti sassaresi, guidati dal direttore del dipartimento Franco Sgarangella, hanno presentato tre lavori scientifici che sono stati inseriti nelle varie sessioni nelle quali è stato articolato il Meeting: Il primo riguarda un sospetto caso di West Nile Virus nel territorio di Sassari, il secondo l’uso del Sms Alert per le comunicazioni riguardanti le epidemie animali con particolare riferimento alla peste suina. E il terzo appunto, che ha suscitato grandissimo interesse tra gli esperti, dedicato al modello di gestione dei due cani di proprietà della famiglia interessata dal caso di Ebola, che nel 2015 ha visto impegnata la sanità sarda e nazionale nella gestione del primo caso di malattia nell’uomo contratta in Europa. Gli specialisti veterinari hanno descritto il modello di gestione utilizzato in raccordo con il dipartimento di Veterinaria dell’università di Sassari e con l’unità di crisi locale e regionale. «Grazie alla nostra metodica – spiega Sgarangella – e alla fattiva collaborazione delle proprietarie, ed a una corretta valutazione del rischio la vicenda si è conclusa positivamente. Ancora una volta viene confermata la necessità di un approccio multidisciplinare su tali malattie che veda coinvolto l’uomo, l’ambiente e gli animali». (g.bua)

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