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Sassari

La logoterapia, Auschwitz e la “ricerca di senso”

La sopravvivenza a tre anni di internamento in un lager, fondamentalmente grazie alla prospettiva futura di riabbracciare la propria moglie e all’idea di fondare una propria teoria dell’uomo. «Che...

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La sopravvivenza a tre anni di internamento in un lager, fondamentalmente grazie alla prospettiva futura di riabbracciare la propria moglie e all’idea di fondare una propria teoria dell’uomo.

«Che cos’è, dunque, l’uomo? Noi l’abbiamo conosciuto come forse nessun’altra generazione precedente; l’abbiamo conosciuto nel campo di concentramento, in un luogo dove veniva perduto tutto ciò che si possedeva: denaro, potere, fama, felicità; un luogo dove restava non ciò che l’uomo può “avere”, ma ciò che l’uomo deve essere; un luogo dove restava unicamente l’uomo nella sua essenza, consumato dal dolore e purificato dalla sofferenza. Cos’è, dunque, l’uomo? È un essere che decide sempre ciò che è».

Così scrive Viktor Frankl, psicologo e filosofo austriaco, che proprio partendo dalla drammaticità di questa esperienza, costruirà la teoria della Logoterapia. Secondo cui ogni uomo è unico e irripetibile, chiamato a realizzare un senso unico della propria esistenza, che può trovare solo in sé stesso. L’essere umano dunque non può essere considerato solo come un insieme di bisogni da soddisfare, al contrario egli è un “percorso di ricerca di significato” personale, attraverso la produzione e l’aderenza a nuovi valori universali e individuali. Anche deprivato di qualsiasi bisogno umano e fisiologico, non può comunque essere deprivato della sua umanità.

L’uomo nasce con una potenziale auto-trascendenza, tensione ad andare oltre sé. Secondo Frankl i prigionieri che avevano più possibilità di sopravvivere erano proprio quelli che si orientavano verso un "senso" che avrebbe trovato compimento nel futuro. Ecco il senso del carro armato in premio al bambino de "La vita è bella", che di fatto consente al piccolo Giosuè di sopravvivere, dando allo stesso tempo significato alla "permanenza" del padre nel prendersi cura di lui, tanto da trascendere la sua stessa morte.

La Logoterapia pone le sue basi ad Auschwitz, ma trova spazio di applicazione educativo in ogni fase della vita: proprio nei momenti in cui ci sembra di perdere la rotta, di fronte a lutti, traumi e a situazioni difficili, l’esigenza della "ricerca di senso" emerge in tutta la sua forza, ponendo spesso le basi per una rinascita. Il disagio psicologico non è tanto riconducibile a bisogni insoddisfatti, quanto all’incapacità della persona di andare oltre e di assumersi le responsabilità di dare un significato alla propria esistenza. Tale concetto trova la massima espressione nella fase di vita adolescenziale, in cui si costruisce l’identità. Forse il vero significato psicologico del messaggio di Frankl e della Giornata della Memoria sta in queste due cose: ricordare alle nuove generazioni che la loro libertà è la partecipazione alla costruzione del senso della loro esistenza, al di là di tutto ciò che possono possedere e indossare. Al di là dei risultati scolastici e sportivi che possono raggiungere o delle aspettative che possono disattendere. E, allo stesso tempo, ricordare a noi adulti, che lavoriamo e viviamo con loro, che ciò che noi talvolta semplifichiamo come problemi di "bassa autostima", in realtà sono l’espressione di un vuoto esistenziale che chiesa, scuola e sport spesso non riescono a colmare. Impegnarsi nell’aiutare i ragazzi in questo passaggio può dare un senso alla nostra esistenza.

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