Città murata, nuove regole per ripartire
Approvato all’unanimità il piano particolareggiato. Il sindaco: è un strumento complesso e un’enorme opportunità
SASSARI. Un via libera di grande valore politico per uno strumento enormemente pratico, che potrebbe da solo mettere a correre gli investimenti edilizi pubblici e soprattutto privati nella città murata. E che, comunque, rimarrà una pietra miliare nella disciplina urbanistica cittadina.
Si tratta del piano particolareggiato del centro storico, che la giunta Sanna ha portato ieri a casa con voto unanime del consiglio comunale. Incassando applausi a scena aperta per Gianni Carbini “lo svizzero” (così lo ha scherzosamente definito Nicola Lucchi durante il partecipato dibattito), che ha messo in fila in poche settimane regolamento edilizio (presto arriverà in commissione in seconda lettura), Pul e Piano particolareggiato. Ma dando anche al sindaco Nicola Sanna di togliersi più di un sassolino dalle scarpe, in un momento di enorme pressione “interna” (tanto per cambiare) e di numerose richieste più o meno velate di fare l’ennesimo cambio di passo.
E allora il sindaco, con l’aiuto del suo vice Carbini, ha deciso di fare un salto. Perché lo strumento approvato ieri è documento di straordinaria complessità, che armonizza i nove piani particolareggiati approvati negli anni con un lunghissimo processo di elaborazione tecnica affidato a un gruppo di professionisti nel 2007. Ma soprattutto è la chiave di volta del “manifesto urbanistico” del centrosinistra sassarese. «Proprio nel 2007 – ha sottolineato Nicola Sanna – lanciammo la pianificazione strategica. E frutto di quel lavoro fu proprio la convinzione che tutto partiva dalla rinascita del centro storico. E questo non era una semplice enunciazione, ma un piano di lavoro ambizioso, che ha dovuto fare i conti con le precedenti e scellerate politiche urbanistiche che il centro l’avevano svuotato nei decenni. Ultima la cementificazione dell’agro, che proprio in quegli anni venne fermata».
Lavoro lungo dunque, e sottotraccia. «Perché problemi complessi hanno soluzioni complesse, che richiedono lavoro certosino e spesso non visibile. Il piano particolareggiato è un tassello fondamentale, che dà modo di dare valore al patrimonio edilizio del centro storico. E mette in campo la possibilità di investire, sia per il pubblico ma soprattutto per il privato. E a questo si sommano i 15 milioni degli Iti, i Poic, i soldi messi per aggiustare fogne, marciapiedi e strade. E ancora i grandi progetti della residenzialità studentesca, con il campus alla Caserma Lamarmora che muove lenti ma poderosi passi, non ultimo l’arrivo dei 20 milioni stanziati l’altro ieri dalla Regione. Ma anche la cittadella giudiziaria a San Sebastiano, che tra qualche settimana arriverà in consiglio per una decisiva variante urbanistica chiesta dal Demanio». E poi i parcheggi interrati, che rimangono una possibilità, ma senza dimenticare: «I 500 posti auto del centro intermodale, altro pilastri dello sviluppo cittadino che sta per arrivare a compimento». Il sindaco insomma esce dall’angolo, e ribadisce “la visione” che sta dietro l’incedere di questa giunta. «Abbiamo seminato idee, ora raccogliamo progetti».
Una raccolta che, dopo l’accelerazione di queste settimane, potrà procedere con maggior tranquillità. Anche perché il piano particolareggiato targato Carbini, che deve seguire il suo iter pubblicazione sul Buras, 60 giorni per le osservazioni e secondo passaggio in aula, è strumento lungamente atteso. Che suddivide il centro in nove comparti, e dentro scheda ben 3.600 edifici, per i quali si prevedono singoli studi di dettaglio consentendo manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro, ristrutturazione, demolizione, sopraelevazione, ampliamento, nuova costruzione. Ma anche garage al piano terra, e vani scale trasformabili in ascensori. Per ciascun comparto, è stato previsto poi un progetto pilota per la realizzazione di servizi per la collettività.
Una cornice di regole che toglie molti lacci. E si spera faccia tornar voglia (la citazione è dell’Arcivescovo Atzei fatta da Manuel Alivesi) di far indossare ai sassaresi la loro vera pelle.
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