La Nuova Sardegna

Sassari

In carcere la sanità è da terzo mondo

di Vincenzo Garofalo
In carcere la sanità è da terzo mondo

Il garante dei detenuti: «A Bancali niente psicologi e assistenza psichiatrica. Un anno di attesa per una visita ortopedica»

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SASSARI. Niente psicologi, nessuna assistenza psichiatrica, pochi specialisti a disposizione, più di un anno di attesa per una visita ortopedica, e un ambulatorio retto da infermieri precari che devono fare a meno di presidi, stetoscopi, carrelli.

È la fotografia dell’assistenza sanitaria in carcere, ed è il problema maggiore della struttura penitenziaria di Bancali. Così la vede il garante per i diritti dei detenuti, Mario Dossoni, che ieri mattina è stato sentito a Palazzo ducale dalla commissione Problemi sociali, convocata dalla presidente, Carla Fundoni.

«La sanità è il problema più grave del carcere di Bancali», ha detto il rappresentante del Comune all’interno dell’istituto penitenziario, dipingendo la realtà di un mondo costretto dietro le sbarre.

«I farmaci più somministrati sono il paracetamolo e gli psicofarmaci, eppure per i detenuti non ci sono psicologi, c’è solo un servizio di ascolto organizzato in maniera encomiabile dal Serd», ha continuato Dossoni. «All’interno della struttura c’è un piccolo reparto medico, costruito appositamente, ma non è mai stato accreditato e non è mai potuto entrare in funzione».

Se poi un detenuto ha necessità di una visita specialistica, è bene che si faccia il segno della croce: «Gli specialisti visitano in carcere solo due ore la settimana, e non è assolutamente sufficiente. C’è un detenuti che ha chiesto una visita ortopedica a dicembre del 2015, e sta ancora aspettando». Ma la sanità non è l’unico problema con cui devono convivere i 430 detenuti del carcere sassarese: 18 sono donne ospitate nella sezione femminile, 20 sono detenuti nell’Alta sicurezza 2, trentadue nella sezione “protetti”, 270 sono carcerati comuni, e 89 sono al 41bis. Proprio questo settore rende problematica la vita di tutto il carcere: «quando un detenuto in regime 41 bis deve essere spostato, tutto il carcere si blocca per questioni di sicurezza. E si blocca anche l’ambulatorio», spiega il garante, «e poi il 41 bis assorbe troppe risorse, sottraendole al resto della struttura. Soprattutto risorse umane, che con una pianta organica di 384 agenti ma con solo 200 effettivi, non bastano mai. Qualsiasi iniziativa si scontra con difficoltà incredibili. Ogni attività deve chiaramente svolgersi sotto il controllo degli agenti, ma non sempre ci sono unità disponibili, anche perché la priorità è per la sorveglianza al 41bis.

Ma nonostante i problemi, Mario Dossoni racconta anche di un carcere vivo, che cerca in tutti i modi di guardare oltre i muri: quindi in quest’anno sono stati organizzati corsi di qualificazione, spettacoli, incontri, e lui stesso, utilizzando l’esiguo fondo comunale per il garante (2mila euro l’anno), ha creato un laboratorio di falegnameria: «è fondamentale insegnare e tenere attivi i detenuti.

Gli studi di settore dicono che nelle carceri dove di organizzano corsi di formazione e laboratori, la recidività è del 30 per cento, mentre dalle alte parti è del 60-70 per cento. E a Bancali la recidività è intorno al 60 per cento». Sentite le problematiche esposte dal garante la Commissione comunale si è impegnata, su proposta dei consiglieri Giuseppe Mascia, a presentare un ordine del giorno per sollecitare la Regione alla nomina di un garante regionale, e su proposta di Antonello Sassu a fare in modo che il Bilancio comunale riservi fondi maggiori per realizzare iniziative all’interno del carcere di Bancali.

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