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Sassari

In trappola i rapinatori della gioielleria

di Gianni Bazzoni
In trappola i rapinatori della gioielleria

Sono tre sassaresi che a luglio 2015 erano riusciti a scappare dopo la reazione dei titolari e di un passante. Morto il basista

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SASSARI. Una delle rapine più movimentate degli ultimi anni con le due titolari della gioielleria che reagiscono e mettono a dura prova la resistenza dei banditi (uno armato di pistola). E poi un vicino di casa che aggredisce il terzo malvivente e lo fa cadere a terra, un passante che si avventa sul rapinatore che esce (e tenta di recuperare lo scooter) e ingaggia una violenta colluttazione. Infine il quarto componente della banda, il basista, parente delle titolari della gioielleria che nel frattempo è morto a causa di un malore.

La rapina risale al mese di luglio del 2015 ed era stata messa a segno ai danni della Gioielleria Puggioni di via Turritana, nel centro storico. A distanza di oltre un anno e mezzo, gli investigatori della squadra mobile della questura hanno chiuso le indagini e notificato i provvedimenti ai presunti responsabili. Si tratta di Massimo Piras, 40 anni; Cristian Tedde, di 34, e Giovanni Brilla, 48, tutti sassarese. Sulla scena del crimine, nel corso del primo sopralluogo subito dopo la rapina, la polizia aveva rilevato tracce di sangue e impronte digitali. Anche sullo scooter abbandonato durante la fuga, gli agenti della squadra mobile e della Scientifica erano riusciti a isolare impronte riconducibili a Massimo Piras.

Il colpo aveva fruttato un bottino di svariate migliaia di euro: i rapinatori - nonostante tutto - erano riusciti a portare via gioielli e preziosi dalle vetrine e a fare perdere le tracce.

Dalle indagini degli investigatori della Mobile, guidati dal dirigente Bibiana Pala, sono venute fuori una serie di cose interessanti che hanno consentito di individuare la banda e di scoprire anche altri particolari.

La fuga. Nonostante la reazione delle titolari, per niente intimorite da quella pistola puntata in faccia, e all’intervento coraggioso di un vicino di casa e di un passante, i banditi erano riusciti a scappare con i preziosi.

Il ciclista. A seguirli, però, era stato un ciclista che - senza farsi notare - aveva notato l’abitazione dove i rapinatori si erano rifugiati. Provvidenziale la sua segnalazione.

Le verifiche. Proprio quel supporto logistico - così è emerso dalle indagini - era stato fornito da un complice (successivamente deceduto per cause naturali, parente delle vittime). E nel corso della perquisizione domiciliare vennero sequestrati elementi utili per le indagini.

I riscontri. Sentito dagli investigatori, Massimo Piras aveva parzialmente ammesso le sue responsabilità.

Il ferito e la firma. Nella colluttazione con il coraggioso passante, Giovanni Brilla era caduto a terra e aveva riportato la frattura di un braccio. L’uomo - in quel periodo - era sottoposto all’obbligo di firma in questura. E il giorno della rapina non si era presentato. Era invece comparso il giorno dopo con il braccio fasciato: «Mi sono fatto male in un incidente stradale – aveva detto – e per questo ieri non sono potuto venire a firmare». All’esterno della Questura lo attendeva Massimo Piras, ignaro di essere attentamente osservato dagli investigatori. Un racconto scarsamente credibile, quello di Brilla, tra l’altro contrastante con quanto riferito alla compagnia di assicurazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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