Olbia, parlano i due indagati: «Mafia? No, siamo puliti»

Il residence dove è stato sequestrato l'appartamento

Marco Varrucciu e la compagna Giuseppa Lo Secco replicano alle accuse. Gli investigatori scavano nei rapporti tra la coppia e Massimo Ciancimino

OLBIA. «Escludiamo al cento per cento contatti con qualunque associazione mafiosa, reato che peraltro non ci viene contestato». Di fronte agli olbiesi che leggono preoccupati dell’inchiesta della Dda di Cagliari su presunti affari di mafia in città, l’ex consigliere comunale Marco Varrucciu e Giuseppa “Eloisa” Lo Secco, i due indagati, respingono ogni addebito. La Direzione distrettuale antimafia però sta passando al setaccio la loro attività e quella delle due società, la Marva holding e la Marva consulting, che fanno riferimento alla coppia. Si procede per reati gravi: associazione a delinquere, truffa, estorsione e riciclaggio con l’aggravante speciale dell’utilizzo del metodo mafioso (l’articolo 7 del decreto legge 152 del 1991).

Gli investigatori – prima il procuratore di Tempio Domenico Fiordalisi e poi i pm della Dda di Cagliari, Guido Pani e Rossana Allieri – scavano soprattutto nei rapporti tra la coppia e Massimo Ciancimino, il figlio del potente ex sindaco di Palermo, condannato per associazione mafiosa, indicato nelle carte dell’inchiesta della Dda come finanziatore di una grossa operazione immobiliare a Olbia. Si tratta dell’acquisto di un palazzo in costruzione (46 appartamenti) a San Nicola e dell’acquisto di un altro appartamento in via delle Felci, dall’altro ieri sotto sequestro. Tutte operazioni che, secondo l’accusa, con raggiri e inganni, hanno creato un danno patrimoniale gravissimo a una società di costruzioni olbiese che ha deciso di rivolgersi alla magistratura spalancando le porte all’inchiesta dell’Antimafia.

«Prima di tutto, dobbiamo precisare che si tratta di una vicenda totalmente infondata e che, nonostante i capi di imputazione, non abbiamo commesso alcun reato – si difendono Marco Varrucciu e Giuseppa Lo Secco – l'unica vicenda reale è quella relativa a un contratto preliminare per l'acquisto di un appartamento per il prezzo di 185 mila euro per il quale Giuseppa Lo Secco ha versato una caparra di 30.000 euro e altri acconti per un totale di 45.800 euro. A conferma di ciò precisiamo che per questa vicenda è pendente una causa civile davanti al tribunale di Tempio con udienza già fissata per il 28 aprile». «Inoltre – aggiungono i due indagati – è documentale il fatto che il gip della Dda di Cagliari, al di là delle premesse, ha individuato il fumus, cioè la possibilità, di un'unica ipotesi di reato. Sarebbe una tentata truffa, ma sarà la causa civile a stabilire se la responsabilità dell'accaduto sia del compratore o del venditore. Certamente i documenti dimostrano che il compratore ha versato quasi 50 mila euro per un appartamento che non ha più, mentre il venditore, che in tutta la vicenda non ha mai sborsato neanche un euro, ha sempre mantenuto la proprietà dell'appartamento e oggi trattiene i quasi 50 mila euro non suoi».

«A proposito di mafia, abbiamo sempre condannato e anche oggi condanniamo questo fenomeno delinquenziale che consideriamo un cancro da estirpare dalla società». «A questo proposito – precisa ancora Varrucciu – devo ricordare che già nel 2008 nella qualità di consigliere comunale di opposizione proprio io condannai pubblicamente qualsiasi tipo di attività mafiosa chiedendo che il consiglio comunale di Olbia, affrontasse il tema delle possibili presenze di attività mafiose in città. L'autorità giudiziaria saprà rendersi conto della reale situazione processuale e attendiamo fiduciosi l'esito delle indagini».

@marcobittau

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