Rapina in gioielleria svolta nelle indagini: bottino tra i cespugli
I carabinieri hanno recuperato preziosi per 5mila euro A due settimane dal colpo in via Manzoni è caccia ai banditi
PORTO TORRES. Le indagini serrate portate avanti dai carabinieri della compagnia di Porto Torres hanno prodotto risultati importanti a due settimane dalla rapina a mano armata nella gioielleria di via Manzoni. I militari hanno infatti trovato parte della refurtiva - nascosta nel terreno di una fitta vegetazione sulla zona costiera che si affaccia al mare - che due malviventi a volto coperto e ad armi in pugno avevano rubato nel laboratorio orafo di Elena Puggioni. Si tratta di tre espositori in velluto pieni di collane d'oro, collane di perle e ciondoli. Un malloppo del valore di 5mila euro che i ladri hanno cercato di nascondere in una zona non lontana dalla traversa di viale delle Vigne, magari in attesa di far trascorrere ancora del tempo utile perché si trattava di roba “scottante” e difficilmente piazzabile agli eventuali ricettatori dopo soli quindici giorni. Il fatto che ci potessero essere sviluppi importanti sulla rapina a mano armata nella gioielleria si era capito subito dopo i rilievi effettuati dai carabinieri, al comando del capitano Romolo Mastrolia, che avevano portato al ritrovamento di impronte proprio sul luogo della rapina. Nell’ambito dell’indagine, inoltre, nei giorni successivi gli inquirenti hanno provveduto a numerose perquisizioni domiciliari a Porto Torres e in altre località della provincia. E hanno acquisito anche le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti su gran parte del territorio comunale per cercare di individuare il movimento delle automobili nelle vie di accesso e di fuga dalla città. Un lavoro certosino e paziente, comunque, che ha dato una vera e propria svolta con il ritrovamento di una parte dei preziosi, prontamente restituiti alla signora Puggioni. L’attività investigativa dei carabinieri è ora concentrata sul ritrovamento dell’altra parte della refurtiva e sugli autori della rapina a mano armata (che potrebbero anche essere pure più di due), ma c’è massimo riserbo perché a quanto pare gli inquirenti stanno stringendo il cerchio attorno ai malviventi. In occasione della rapina i ladri avevano sfruttato l’effetto sorpresa e soprattutto l'assenza di illuminazione pubblica nella via Manzoni, entrando in gioielleria con i visi coperti da un casco integrale da motociclista e da un passamontagna e mostrando notevole freddezza nel puntare le pistole in faccia ai due proprietari e alle due donne che si trovavano nelle vesti di acquirenti all'interno del locale. Un blitz alle 19.20, ossia quasi all’orario di chiusura, studiato sicuramente nei minimi dettagli per poter trovare meno gente a fare acquisti e poi organizzare al meglio la via di fuga. Magari con l’aiuto di qualche complice che, facendo da palo, aspettava poco lontano l’arrivo dei malviventi con la refurtiva. Neanche la proprietaria del negozio di fiori vicino al laboratorio si era infatti accorta di niente (stava servendo clienti nel giorno di San Valentino) di quello che era accaduto e meno che mai i residenti del palazzo vicino che non si fidano più a uscire di sera finchè la strada rimane completamente al buio.
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