ASINARA, IL DOLORE DIMENTICATO

GIANNI BAZZONI. Ha superato da poco i 102 anni, ma nessuno li ha festeggiati. Per una stufa non contano i compleanni, quasi tutti ormai hanno cancellato la memoria. Anche quella del “dolore...

GIANNI BAZZONI. Ha superato da poco i 102 anni, ma nessuno li ha festeggiati. Per una stufa non contano i compleanni, quasi tutti ormai hanno cancellato la memoria. Anche quella del “dolore sterilizzato”, come lo ha definito Carlo Hendel, uno di quelli che soffrono del “Mal d’Asinara” e che nonostante tutto resistono e vanno avanti con l’impegno di esaltare il valore culturale e storico di tutto ciò che è stata l’isola dell’Asinara prima di diventare un Parco nazionale. Carlo ha fatto riferimento - anche di recente - alla stufa Giannolli. Per capire di che si tratta occorre tornare indietro nel tempo, al Campo Jonio di “Stretti”: era il 28 gennaio 1916, giorno dell’invio della stufa (da parte della prefettura di Sassari). Ce n’erano già delle altre sull’isola e servivano per sterilizzare gli indumenti, ma la “Giannolli” era in grado di trattare con il vapore tanta biancheria e anche i materassi. Così, ogni giorno, nei campi di Stretti e Fornelli si potevano lavare, disinfettare e vestire oltre mille prigionieri malati di colera. E di prigionieri ce n’erano a migliaia: il 18 dicembre 1916 aveva attraccato a Cala Reale il “Dante Alighieri”, un piroscafo con 1995 “ospiti”. Con innumerevoli viaggi, in un anno, le 20 navi trasportarono all’Asinara 24mila prigionieri consegnati dai Serbi agli alleati italiani. In viaggio o sulle navi in rada ne morirono 1500 (molti quelli sepolti in mare), altri 5mila sull’isola e trovarono pace in fosse comuni scavate dove possibile e ricoperte di calce. In quel periodo all’Asinara arrivarono persone che avevano perso ogni e caratteristica umana.

Oggi Carlo Hendel, che sull’isola ha vissuto e lavorato, rilancia - senza essere ascoltato da nessuno - l’importanza della stufa “Giannolli”, un cimelio storico che ha rappresentato una «muta presenza» in quel teatro infernale, nei gironi danteschi dove bisognava immergersi prima di ritrovare nuovamente sembianze umane.

«La sofferenza è stata sterilizzata dalla stufa Giannolli – ha detto Hendel – e la sua testimonianza merita di essere conservata a futura memoria». Purtroppo da anni la stufa è in abbandono, prima all’aria aperta poi in un vecchio magazzino. Così un pezzo importante della storia e della vita dell’Asinara e dell’Europa rischia di scomparire per sempre.

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