Cave di Su Padru, a Ossi riprende l’attività estrattiva
La Regione ha autorizzato la Monte Rosè per dieci anni Il Comune si era opposto per «danni ambientali e alla salute»
OSSI. Via libera alla ripresa dell’attività nelle cave di Su Padru. L’istanza con la quale la ditta Monte Rosè Spa, con sede legale nel Comune di Porto Torres, ha chiesto l’autorizzazione per la coltivazione di un giacimento di inerti e calcare per usi civili e industriali, già al servizio di Italcementi e del cementificio di Scala di Giocca, è stata accolta dall’assessorato regionale dell’Industria - Servizio attività estrattive e recupero ambientale.
Le ragioni avanzate dal Comune di Ossi in opposizione alla richiesta sono state ritenute “non coerenti o appropriate con l’istanza”. Il Servizio Valutazioni Ambientali, infatti, esaminate le osservazioni pervenute e le relative controdeduzioni, ha considerato nell’istruttoria, con l’individuazione di alcune specifiche prescrizioni, quelle relative ai possibili impatti legati all’attività estrattiva, mentre altre non sono state ritenute pertinenti alla procedura in quanto «generiche, non adeguatamente motivate o relative a procedimenti autorizzatori passati di competenza ad altri enti». Non hanno giocato a favore del Comune neanche i pareri espressi dagli altri Uffici interpellati. L’Ispettorato Ripartimentale del Corpo forestale e vigilanza ambientale ha precisato, infatti, che nell’area in oggetto non sono presenti vincoli di interesse forestale, idrogeologico o di altra natura ambientale o paesaggistica di sua competenza; parere positivo alla coltivazione della cava è anche arrivato dalla Soprintendenza Archeologica che non ha riscontrato emergenze di natura archeologica; per il Servizio Tutela paesaggistica i terreni interessati non risultano assoggettati a tutela; quanto alla procedura di verifica relativa al progetto di coltivazione e ripristino ambientale della cava la Giunta regionale ha deliberato non essere necessaria ulteriore procedura di Via.
Le ragioni per il no alla riapertura dell’attività estrattiva «a tutela dei propri interessi e di quelli dei cittadini» erano state formalizzate con delibera di consiglio comunale in data 6 luglio 2015 che si opponeva alla ripresa delle estrazioni. «Sono evidenti nel territorio del Comune di Ossi - recita la delibera - forti segni di alterazione ambientale con conseguenti danni per il paesaggio circostante, della salute umana e animale (polveri sottili disperse nelle vicinanze), senza inoltre alcun tornaconto dal punto di vista occupazionale ed economico per il paese». Ancora: «Sono pervenute presso l’Ufficio protocollo del Comune numerose osservazioni (allegate in delibera) da parte dei cittadini che risiedono nei territorio circostanti, i quali si oppongono alla riapertura della cava». Si rileva inoltre che «i cittadini lamentano che in passato hanno subito diversi danni e lesioni alle abitazioni e problemi di salute derivanti anche dall’attività di cava».
Dieci anni la durata dell’autorizzazione, finalizzata all’estrazione di circa 568mila metri cubi e al recupero ambientale su una superficie complessiva di 19 ettari.
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