Porto Torres, appostamenti e scritte sui muri: stalker condannato a un anno
Perseguitava la ex con inseguimenti e telefonate. Inchiodato da un insulto lasciato sulla facciata di un edificio
PORTO TORRES. Quella scritta a caratteri cubitali lasciata su un muro vicino all’attività commerciale della ex suocera è stata la firma finale dello stalker. Due parole offensive e volgari con le quali un uomo di Porto Torres era solito apostrofare la ex compagna. E proprio attraverso questo gravissimo insulto – che lui utilizzava anche negli sms intimidatori – le forze dell’ordine sono risalite all’autore della scritta che è finito a giudizio con l’accusa di atti persecutori nei confronti della ex convivente. Ieri, al termine del processo davanti al giudice monocratico Salvatore Marinaro, l’imputato (assistito dall’avvocato Paolo Spano) è stato condannato a un anno di reclusione (con la sospensione condizionale della pena), al pagamento di una provvisionale di duemila euro e al risarcimento alla parte civile da stabilirsi in separata sede.
La donna, che si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Antonio Meloni, aveva raccontato di quei continui messaggi minatori, degli appostamenti, dei maltrattamenti subìti, delle chiamate ossessive che riceveva in continuazione dall’ex. Atteggiamenti persecutori arrivati al termine di una relazione durata qualche anno. In un primo momento tra i due le cose andavano bene, poi erano cominciati i problemi seri. In particolare quando lei aveva deciso di chiudere definitivamente la storia. Si era spaventata non poco e si era quindi convinta a sporgere denuncia ai carabinieri.
Ieri, nell’aula del tribunale di Sassari, l’imputato ha chiesto di essere sentito dal giudice e ha respinto le accuse sostenendo di non aver mai maltrattato la ex fidanzata, ha spiegato che tra loro c’erano stati solo dei normali litigi di coppia. Una versione che però non deve aver convinto il giudice che al termine della requisitoria del pm Cristiano Idini ha condannato l’uomo a un anno di reclusione. (na.co.)
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