Ricorso accolto ma la gara ormai è scaduta

Vigilanza armata negli uffici giudiziari: il Consiglio di Stato dà prima torto e poi ragione a una società

SASSARI. Il 9 aprile del 2013 il Consiglio di Stato le aveva dato torto, sostenendo che la sentenza del Tar di cui chiedeva la riforma appariva «basata su condivisibili assunti». Pochi giorni fa, il 23 marzo, la stessa sezione del Consiglio di Stato ha invece accolto il ricorso della società “Sgs Sardinia General Service” e ha annullato la sentenza del Tribunale amministrativo regionale sull’affidamento del servizio di vigilanza armata negli uffici giudiziari cittadini.

Un affare da due milioni e 309 mila euro che nel 2012 il Comune di Sassari aveva aggiudicato alla Sgs in base a una graduatoria che i giudici amministrativi del Tar Sardegna, pochi mesi dopo, avevano annullato, spianando di fatto la strada alla concorrente Coopservice che aveva presentato ricorso. Sgs aveva chiesto la sospensione della esecutività del verdetto amministrativo, in attesa che il Consiglio di Stato valutasse nel merito le ragioni del suo ricorso, ma la quinta sezione del Consiglio di Stato aveva risposto picche. «I giudici del Tar – si leggeva tra le righe dell’ordinanza – potrebbero avere ragione». Non c’era, insomma, motivo per far restare Sgs al lavoro negli uffici giudiziari dove la società era rimasta nelle more della vicenda processuale. A questo punto il Comune di Sassari si era dovuto adeguare e aveva aggiudicato l’appalto alla Coopservice.

Ora però, con la sentenza 1371/2017, la stessa sezione del Consiglio di Stato che aveva detto no ha ribaltato il suo ragionamento: ora Sbs ha ragione e quella graduatoria non doveva essere annullata dal Tar in favore della Coopservice.

Tra le due sentenze ci sono quattro anni di attesa e una perdita di utili che la Sgs valuta in 350 mila euro, senza considerare il fatturato che le avrebbe garantito il requisito della capacità tecnica per la partecipazione ad altri appalti pubblici. Adesso gli avvocati della società – Valeria Lai e Roberto Uzzau – stanno valutando con i loro clienti ogni iniziativa risarcitoria anche nei confronti dello Stato italiano in sede europea. Sotto i riflettori ci sono i tempi lunghi della giustizia italiana e la sua apparente ambivalenza. In effetti, tra l’ordinanza che le ha dato torto e la sentenza che invece le ha dato ragione, le argomentazioni della Sardinia General Services non sono cambiate di una virgola. Sono stati i giudici a cambiare idea affermando, tra l’altro, «che l’interpretazione di cui è espressione la sentenza appellata del Tar contrasta con i precedenti della sezione da cui non si vede ragione per discostarsi».

In questo passaggio la quinta sezione fa riferimento a una propria sentenza emessa il 19 gennaio del 2013, tre mesi prima della ordinanza cautelare di rigetto delle richieste della società sassarese di vigilanza armata. E proprio a questa sentenza, fiduciosi, avevano fatto riferimento gli avvocati per sostenere che il Tar aveva sbagliato a dare ragione a Coopservice. In attesa della sentenza, il triennio in cui Sgs avrebbe dovuto lavorare nelle sedi giudiziarie sassaresi è scaduto.

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