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Sassari

Trasporti pubblici a Sassari, i “senza biglietto” che fanno i padroni

di Gianni Bazzoni
Trasporti pubblici a Sassari, i “senza biglietto” che fanno i padroni

Popolo variegato sui mezzi pubblici: evasione dal 4 al 12 per cento. Minorenni che non pagano mai e se ne vantano

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SASSARI. Ci sono quelli che viaggiano senza biglietto, spesso in gruppo, e lo ammettono candidamente. Altri che riconoscono di «fare i portoghesi» solo in situazioni particolari: quando non hanno i soldi. Poi ci sono «i padroni», quelli che sui mezzi pubblici occupano i posti a sedere anche per tre o quattro fermate, che piazzano i piedi sulle spalliere e lasciano segni evidenti del loro passaggio sulle strutture degli autobus. E non si preoccupano: «Tanto siamo minorenni».

É un popolo variegato quello che viaggia quotidianamente sui vettori del Sassarese, per niente preoccupato di ciò che sta per accadere con la manovra correttiva del Governo che contiene al suo interno una parte riservata alla “misure urgenti per contrastare l’evasione tariffaria”. Insomma, per cercare di fronteggiare il fenomeno dei senza biglietto.

«L’evasione rilevata sui bus urbani – dice Arnaldo Boeddu, segretario regionale della Filt-Cgil – (fatte salve alcune eccezioni, per esempio a Nuoro) rientra tra quelle considerate normali. Sui treni, invece, l’evasione è vicina allo zero per via della presenza dei capi treno a bordo che tra i loro compiti hanno anche quello di verificare il corretto utilizzo di abbonamenti e biglietti».

Sulle metropolitane di superficie - in maniera particolare quella di Sassari - l’evasione è altissima per una serie di fattori: brevità della tratta, numerose fermate e assenza di personale incaricato delle verifiche. «Diciamo che in generale, sulle tratte coperte dai bus extraurbani – prosegue Boeddu – il totale di coloro che non pagano il biglietto è pari a circa il 4 per cento. Un dato che cresce e raddoppia d’estate fino a raggiungere il 10-12 per cento». In effetti, nel periodo scolastico i ragazzi hanno quasi tutti l’abbonamento collegato alla frequenza scolastica. La segnalazione che rimbalza con frequenza è riferita ai migranti, spesso sorpresi a viaggiare senza avere acquistato il tagliando.

«La soluzione – dice ancora il segretario generale della Filt-Cgil – più che le sanzioni salate che entreranno in vigore a breve, potrebbe essere quella di offrire pacchetti estivi e abbonamenti diversificati e incentivanti all’uso del trasporto collettivo. Si dovrà dare una risposta ai ragazzi - che fortunatamente usano i mezzi pubblici anche nel periodo non scolastico - e avere uniformità di comportamento anche con i migranti per i quali sono necessari degli abbonamenti agevolati pagati dai centri di accoglienza e con le risorse che vengono assegnate dalle istituzioni. Così nessun passeggero avrà da ridire».

Per quanto concerne le metropolitane di superficie, l’obiettivo sembra essere quello di migliorare i controlli e intensificare la frequenza delle verifiche. «Il contrasto all’evasione – sostiene Boeddu – è molto importante per un altro aspetto: se l’intero finanziamento nazionale destinato al Tpl , pari a circa 5miliardi di euro l’anno, finora veniva ripartito tenendo conto della base storica di ogni regione e secondo standard rendicontati, da ora in avanti i criteri potrebbero essere diversi. Le risorse potrebbero essere assegnate tenendo conto degli introiti dei biglietti e degli abbonamenti. Sono previste premialità qualora i proventi dovessero aumentare e penalizzazioni se gli incassi dovessero risultare inferiori rispetto all’anno precedente».

Secondo il segretario della Filt-Cgil, è necessaria «una campagna di informazione capillare per fare comprendere ai cittadini che pagare il biglietto non solo è una cosa giusta ma anche utile se non si vuole che le risorse destinate al settore e quindi i servizi subiscano tagli». Altro aspetto contenuto nel decreto potrebbe essere quello di una penalizzazione nell’assegnazione delle risorse qualora le regioni decidessero di affidare i servizi Tpl direttamente alle aziende e non tramite gara di evidenza pubblica. «Prima di prevedere norme così stringenti – conclude Boeddu – si dovrebbe lasciare il tempo alle aziende di relazionarsi e consorziarsi. Per partecipare alle gare alla pari di concorrenti nazionali ed europei».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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