Infanticidio, la madre non parla
Slitta l’interrogatorio della donna che partorì in un tugurio
SASSARI. Non era nelle condizioni psicologiche adatte per presentarsi nell’aula del tribunale e rispondere con lucidità alle domande dei giudici. Per questo l’esame di Sara Gaspa – così come chiesto dal suo avvocato Maurizio Serra – è stato rinviato al 26 settembre. La trentenne di Santa Maria Coghinas che il 6 gennaio dell’anno scorso aveva visto nascere e poi morire la bimba di poco più di due chili che portava in grembo, è accusata di infanticidio. Il processo ruota intorno a un interrogativo in particolare: la Gaspa sapeva di essere incinta? E il suo compagno? La donna ha sempre raccontato di non essersi accorta della gravidanza ma il sostituto procuratore Paolo Piras aveva chiesto da subito il giudizio immediato accusandola di “infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto”. Gli inquirenti fin dal primo momento hanno infatti sostenuto che sarebbero bastati un’ecografia e un parto cesareo per salvare la vita alla piccola.
Il collegio presieduto da Teresa Lupinu – a latere Sergio De Luca e Vittoria Sechi – ha fissato per il prossimo 24 ottobre l’udienza per la discussione e la sentenza. (na.co.)
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