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Sassari

Sassari, la valle di Rosello tra degrado e pericoli

di Luca Fiori
Sassari, la valle di Rosello tra degrado e pericoli

A pochi passi dalla fontana simbolo della città, cumuli di rifiuti e il rifugio di alcuni senzatetto che vivono da invisibili

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SASSARI. C’è una siringa usata quasi su ognuno degli scalini che da via Sorso, all’inizio del ponte, si inabissano verso la vallata del Rosello - un tempo angolo pulsante della vita cittadina per la presenza della fonte - e oggi distesa dimenticata non solo dall’amministrazione ma anche dai sassaresi.

Ci vuole coraggio, anche con la luce del sole, ad avventurarsi verso questo angolo nascosto di città che in questi giorni in tanti hanno guardato dall’alto, attraversando il ponte con il groppo in gola dopo che una donna di 45 anni ha deciso di porre fine alla sua vita gettandosi di sotto, ma che quasi nessuno conosce veramente, perché da troppi anni è diventato inaccessibile e pericoloso. «La notte qui in via Col di Lana - racconta uno dei residenti - siamo assediati da tossicodipendenti e spacciatori. Questa zona sembra che non faccia parte della città - aggiunge il cittadino che preferisce rimanere anonimo - è un mondo a sè, dove anche le forze dell’ordine passano una volta ogni tanto».

E in effetti questa lingua verde che spacca in due la città proprio tra il suo nucleo storico e il quartiere di Monte Rosello sembra un posto fuori dal tempo. Allontanandosi di qualche metro dalla scalinata e avventurandosi tra la vegetazione - che in questo periodo è altissima e nasconde rifiuti di ogni genere - si arriva a una cabina elettrica abbandonata da anni che qualcuno ha trasformato in un rifugio di fortuna.

«Ci vive una coppia di romeni - racconta il cittadino che ci accompagna nel viaggio sotto il ponte - e pare che abbiano gravi problemi di salute, ma nessuno si occupa di loro». Intorno alla casetta di mattoni in tufo c’è una piccola graticola poggiata per terra e accanto un paio di bacinelle di diverse dimensioni. A pochi metri scorre un rigagnolo che emana un odore nauseabondo e tutto intorno un cumulo di rifiuti, alcuni dei quali ammassati sotto degli alberi di fico. «Quelli - precisa la nostra guida turistica - li ha ammassati il Comune dopo aver ripulito la zona, ma non ha mai pensato di portali via». A 200 metri da qui c’è uno dei simboli della città, ma tutto intorno regna il degrado.

«Ci sono anche tanti problemi di sicurezza - spiega l’abitante della valle di Rosello - come ad esempio lo stato di abbandono in cui vengono tenute le cabine elettriche e quelle di Abbanoa e persino un pozzo con una copertura precaria. Anni fa alcuni cittadini avevano chiesto al Comune di poter realizzare qui degli orti ubani e di prendersi cura della zona, ma non è stato fatto niente. E poi c’è il vecchio problema della recinzione in ferro che divide l’area di proprietà del Comune intorno alla fontana di Rosello da quella di alcuni privati. Al centro della recinzione c’è un cancello che anche mercoledì mattina, quando è successa la tragedia di quella povera donna che si è buttata di sotto, era chiuso. I soccorritori hanno dovuto chiedere un martello a un meccanico - conclude l’uomo - per spaccare la catena e correre in mezzo all’erba alta per tentare una rianimazione disperata, che purtroppo si è rivelata inutile».

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