Elisoccorso ai privati? Soldi buttati
I vigili del fuoco attaccano la riforma e difendono il servizio della base di Alghero
SASSARI. Una delle cose della sanità che finora ha funzionato bene è il servizio di Elisoccorso con base regionale ad Alghero. Un piccolo fiore all’occhiello, menzionato anche a livello europeo per la qualità del servizio. Circa 250 interventi l’anno, tempi di arrivo dell’elicottero attorno ai 20 minuti nel nord Sardegna, che si dilatano a 50 quando l’atterraggio avviene nel cagliaritano. E quest’ultima è la criticità che la Regione, con il nuovo bando da 90 milioni, intende correggere, portando le basi da 1 a 3 (Alghero, Olbia, Cagliari). Quindi a partire da luglio, ma più verosimilmente dall’anno prossimo, tutto verrà rivoluzionato.
Ok ai privati. O come dicono i vigili del fuoco: «Stravolto e dato in pasto ai privati, con un incremento spaventoso dei costi e con dei risultati che non è detto siano migliori». Ne è convinto Pietro Nurra, segretario provinciale del sindacato autonomo Conapo, che di fronte alla imminente esternalizzazione dell’elisoccorso storce il naso: «Sarebbe bastato potenziare il modello esistente, che è altamente professionale, semplicemente confermando la gestione pubblica affidata ai vigili del fuoco e non ai privati, e aprire una seconda base a Cagliari in modo da accorciare i raggi di azione con due velivoli che coprono il territorio dell’isola».
Costi triplicati. Ed ecco qualche cifra: «Che il servizio in convenzione con il privato costi cifre che la collettività Sarda non può più permettersi se ne sono accorti tutti; tranne la politica che ha la responsabilità di decidere e gestire l’economia pubblica. Se il budget stanziato dalla Regione per 8 anni di elisoccorso nelle mani dei privati ammonta a 90 milioni di euro, il servizio gestito dai vigili del fuoco, con due basi, garantirebbe un risparmio di 50 milioni di euro. E i conti sono presto fatti: il nuovo bando per la gestione di 3 basi con Olbia in h24 prevede circa 11 milioni di costi. Noi su Alghero attualmente spendiamo circa 1 milione e mezzo all’anno. Moltiplichiamo la cifra per due se opereremo anche su Cagliari, aumentiamo le spese se vogliamo inserire l’h24, ma arriveremo al massimo a 4 milioni di euro. Rispetto agli 11 c’è una bella differenza. E con le casse della sanità esangui, i disservizi cronici per mancanza di risorse, i tagli e la progressiva chiusura di reparti, ecco 50 milioni risparmiati e reinvestiti sarebbero una manna».
Dubbi sulle prestazioni. C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare: la riforma ha l’obiettivo di mettere in campo una copertura più capillare dell’elisoccorso sul territorio regionale, accorciando i tempi di intervento. Questo almeno sulla carta. Ma non è detto che poi, tecnicamente, sia possibile innalzare le performance. «Perché tutto funzioni, occorrerebbe dotare il territorio di numerose piazzuole di atterraggio – spiega Nurra – e ad oggi in tutta la Sardegna vi è una sola piazzuola certificata. Perché gli elicotteri privati non godono dei privilegi dei velivoli dei vigili del fuoco, che in caso di incidente stradale grave possono permettersi il lusso di atterrare sull’asfalto a pochi metri dalle auto, caricare il ferito e trasportarlo all’ospedale più vicino. L’elicottero dei privati può spostarsi da elisuperficie a elisuperficie o da aeroporto ad aeroporto». Significa che il ferito dovrà essere prima caricato su un’ambulanza, stabilizzato dai medici, e quindi trasportato nella piazzuola o nell’aeroporto dove ci sarà ad attenderlo l’elicottero privato. Questo doppio passaggio dell’eliambulanza, comporterà spreco di tempo prezioso.
Soccorso a mare. E poi c’è la questione del soccorso a mare, o nelle zone impervie per recuperare i rocciatori dispersi. «A bordo il nostro staff – dice Fabio Nurra – è composto da 2 piloti, 1 tecnico di bordo, un medico e un infermiere e poi o 2 elisoccorritori (armati di funi, barelle ecc.) o 2 sommozzatori a seconda del tipo di salvataggio che dobbiamo svolgere. Ci chiediamo se il nuovo appalto prevede anche queste tipologie di intervento».
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