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Sassari

Bimba morta a Sassari, gli infermieri: «Alla gogna in una sanità allo sfascio»

Il nido di un reparto di neonatologia
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Il nido di un reparto di neonatologia

Il collegio Ipasvi si schiera con le tre infermiere della clinisca pediatrica iscritte nel registro degli indagati dopo il decesso della piccola Alessia

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SASSARI. C’è attesa per i risultati dell’autopsia sul corpicino di Alessia, tre mesi, morta lunedì scorso nella clinica pediatrica di San Pietro mentre tre infermiere, oggi iscritte nel registro degli indagati per omicidio colposo dal sostituto procuratore Caria, tentavano di inserirle l’ago cannula. La piccola soffriva di una grave cardiopatia.

L’esame in programma per lunedì potrà fornire qualche chiarimento su un accadimento che ha rattristato l’intera città. Ora sulla tragedia interviene anche il collegio Ipasvi degli infermieri. «Sono situazioni che lasciano l’amarezza nello spirito e nessuna parola può mitigare il dolore dei genitori e della popolazione tutta, sanitari compresi - è la premessa della nota -. Al contempo però, quali rappresentanti della professione infermieristica, affermiamo che è doloroso e profondamente ingiusto mettere sul banco degli imputati delle serie professioniste che hanno nella loro carriera curato, coccolato e guarito migliaia di bambini e che doverosamente hanno applicato quanto previsto dalle linee guida della struttura sanitaria cui afferiscono. Spetta alla magistratura esprimere serenamente un giudizio, visti gli atti e le evidenze istruttorie, e non alla popolazione e tantomeno al singolo.

Ci piacerebbe che la stampa e l'opinione pubblica cogliessero la “malasanità” - aggiungono i vertici Ipasvi - nelle fatiscenti strutture in cui spesso si è costretti ad operare, nelle carenze di organico e di presidi cui si è costretti in seguito alle ristrettezze di bilancio, nelle spesso incomprensibili logiche politiche che portano a millantare appalti di milioni di euro per servizi pressoché superflui mentre nei reparti di degenza mancano letti, farmaci e persino il banalissimo cerotto. Non è giusto che sulla gogna di una sanità alla rovina totale vengano incatenati come sempre gli infermieri. Solo questo: rispetto per una professione nobile, difficile e sempre più mortificata».

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