«Bonifiche al palo, lo Stato subentri a Eni»
di Gianni Bazzoni
Silvio Lai (Pd) chiede che a Porto Torres venga applicato il “modello Bagnoli” e invoca massima vigilanza dei Ministeri
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SASSARI. Ormai - dopo un dramma che dura da oltre vent’anni - anche un mese di ritardo non può più essere tollerato. Perché le bonifiche del sito industriale di Porto Torres sono un obbligo di legge ma anche una opportunità, forse una delle poche per favorire occupazione diretta e il possibile riutilizzo delle aree per fini imprenditoriali nei settori dell’innovazione. Il lungo viaggio, però, continua a essere contrassegnato da troppe incertezze, pause e rinvii, senza che il famoso “buon punto” indicato dall’assessore regionale all’Ambiente Donatella Spano possa essere certificato con una data precisa di avvio dei lavori.
Ieri il senatore del Partito democratico Silvio Lai ha denunciato che «le bonifiche nell’area industriale di Porto Torres sono al palo» e ha depositato una interrogazione urgente - con richiesta di chiarimenti - ai ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico. Con una proposta: «Se la situazione non si sblocca – ha detto Lai – così come è già avvenuto per le altre Aree di crisi complessa, lo Stato acquisisca le risorse e i terreni da Eni e proceda direttamente con le bonifiche, garantendo così certezza e tempi adeguati per avere benefici per il territorio. D’altronde in Veneto e Toscana, dove questo è avvenuto, le bonifiche sono già partite e sono anche in fase conclusiva. Credo che si possa guardare, per esempio, al caso Bagnoli, dove Invitalia sta realizzando in tempi rapidissimi e con procedure innovative le bonifiche e la reindustrializzazione del sito. Anche in Sardegna – sostiene il senatore del Pd – occorre che Invitalia, coinvolta già nel progetto dell’Area di crisi complessa, operi pure sulle bonifiche senza le quali la disponibilità di terreni risulta limitata e condiziona il reinsediamento di nuove imprese». E allora, se non ci saranno risposte, Lai chiede che «sia la Regione a chiedere che l’Eni lasci il passo e che il Governo riproduca a Porto Torres il modello Bagnoli». L’ultimo tavolo tecnico alla Regione risale al 29 marzo, quello precedente a 28 giorni prima. Da quegli incontri si è usciti con una serie di nuove prescrizioni che Syndial dovrà rispettare nell’attuazione delle bonifiche in quello che è stato denominato “progetto Nuraghe” e - in particolare - è stato richiesto un aumento delle capacità del sito di raccolta interno per evitare che i materiali estratti durante le bonifiche vengano portati all’esterno dell’area industriale. Una fase complessa, ma anche carica di priorità. E per questo occorre cambiare passo prima che sia troppo tardi.
«Il decreto ministeriale 471 del 1999 – ricorda Silvio Lai – ha stabilito l’obbligatorietà della bonifica e del ripristino ambientale dei siti industriali inquinati, come quello di Porto Torres». Quello di proprietà dell’Eni nell’ex Petrolchimico turritano è stato affidato alla Syndial che ha - appunto - il compito di dare attuazione al percorso delle bonifiche. Dopo 15 anni da quel decreto - nel 2014 - è stato presentato il piano di risanamento che porta la denominazione di “Progetto Nuraghe”.
Le bonifiche del sito, nel complesso, sono state valutate in oltre 700 milioni di euro che sarebbero già accantonati nel bilancio dell’Eni. Di questi, risulterebbero spesi 270 milioni, oltre ai 70 milioni quantificati nel “Progetto Nuraghe” (primo modulo reale delle bonifiche).
«La realtà – ha ribadito Lai – è che dal mese di marzo non ci sono notizie certe circa l’avvio delle attività sulle quali dovrebbe vigilare il ministero dell’Ambiente e indirettamente il ministero dello Sviluppo economico. E i ritardi ormai quasi ventennali rappresentano un forte pregiudizio circa la reale volontà da parte dei titolari delle aree di bonificare i terreni inquinati e restituirli a un utilizzo civile. Dopo il 2015 e il 2016, non si può tollerare che neanche il 2017 sia l’anno buono per dare il via alle bonifiche».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ieri il senatore del Partito democratico Silvio Lai ha denunciato che «le bonifiche nell’area industriale di Porto Torres sono al palo» e ha depositato una interrogazione urgente - con richiesta di chiarimenti - ai ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico. Con una proposta: «Se la situazione non si sblocca – ha detto Lai – così come è già avvenuto per le altre Aree di crisi complessa, lo Stato acquisisca le risorse e i terreni da Eni e proceda direttamente con le bonifiche, garantendo così certezza e tempi adeguati per avere benefici per il territorio. D’altronde in Veneto e Toscana, dove questo è avvenuto, le bonifiche sono già partite e sono anche in fase conclusiva. Credo che si possa guardare, per esempio, al caso Bagnoli, dove Invitalia sta realizzando in tempi rapidissimi e con procedure innovative le bonifiche e la reindustrializzazione del sito. Anche in Sardegna – sostiene il senatore del Pd – occorre che Invitalia, coinvolta già nel progetto dell’Area di crisi complessa, operi pure sulle bonifiche senza le quali la disponibilità di terreni risulta limitata e condiziona il reinsediamento di nuove imprese». E allora, se non ci saranno risposte, Lai chiede che «sia la Regione a chiedere che l’Eni lasci il passo e che il Governo riproduca a Porto Torres il modello Bagnoli». L’ultimo tavolo tecnico alla Regione risale al 29 marzo, quello precedente a 28 giorni prima. Da quegli incontri si è usciti con una serie di nuove prescrizioni che Syndial dovrà rispettare nell’attuazione delle bonifiche in quello che è stato denominato “progetto Nuraghe” e - in particolare - è stato richiesto un aumento delle capacità del sito di raccolta interno per evitare che i materiali estratti durante le bonifiche vengano portati all’esterno dell’area industriale. Una fase complessa, ma anche carica di priorità. E per questo occorre cambiare passo prima che sia troppo tardi.
«Il decreto ministeriale 471 del 1999 – ricorda Silvio Lai – ha stabilito l’obbligatorietà della bonifica e del ripristino ambientale dei siti industriali inquinati, come quello di Porto Torres». Quello di proprietà dell’Eni nell’ex Petrolchimico turritano è stato affidato alla Syndial che ha - appunto - il compito di dare attuazione al percorso delle bonifiche. Dopo 15 anni da quel decreto - nel 2014 - è stato presentato il piano di risanamento che porta la denominazione di “Progetto Nuraghe”.
Le bonifiche del sito, nel complesso, sono state valutate in oltre 700 milioni di euro che sarebbero già accantonati nel bilancio dell’Eni. Di questi, risulterebbero spesi 270 milioni, oltre ai 70 milioni quantificati nel “Progetto Nuraghe” (primo modulo reale delle bonifiche).
«La realtà – ha ribadito Lai – è che dal mese di marzo non ci sono notizie certe circa l’avvio delle attività sulle quali dovrebbe vigilare il ministero dell’Ambiente e indirettamente il ministero dello Sviluppo economico. E i ritardi ormai quasi ventennali rappresentano un forte pregiudizio circa la reale volontà da parte dei titolari delle aree di bonificare i terreni inquinati e restituirli a un utilizzo civile. Dopo il 2015 e il 2016, non si può tollerare che neanche il 2017 sia l’anno buono per dare il via alle bonifiche».
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