Il mare tesoro prezioso: vale 24mila miliardi di dollari
L'ANALISI - Un patrimonio immenso minacciato dalle attività umane. Obiettivo: tutelare il 10% degli oceani entro il 2020
In questi giorni si svolge a New York la “Conferenza sugli Oceani” e l’8 giugno ricorre la Giornata Mondiale dedicata alle distese d’acqua salata del Pianeta. Appuntamenti che, oltre a fare il punto della situazione a livello scientifico e normativo, hanno il merito di rendere attuali temi e argomenti, molto spesso poco conosciuti o trattati parzialmente o superficialmente. Del resto l’uomo è soprattutto terrestre, anche se proprio dai mari e dagli ambienti costieri ricava risorse e servizi fondamentali per la sua stessa sopravvivenza. Gli oceani coprono circa i due terzi della superficie della Terra tanto che il nostro è un pianeta soprattutto acquatico. Generano la metà dell'ossigeno che respiriamo. Fino ad oggi hanno assorbito il 30% delle emissioni e circa il 93% del calore aggiunto rilasciati in atmosfera come conseguenza delle attività antropiche. Gli ecosistemi marini e costieri rappresentano la base vitale per molte comunità, in particolare nei paesi in via di sviluppo. Più di 3 miliardi di persone ricavano dal pesce le proteine animali. E in generale il pesce fornisce il 6,7% delle proteine totali consumate dalla popolazione, oltre a costituire una ricca fonte di acidi grassi omega 3, vitamine, calcio, zinco e ferro. Circa 300 milioni di persone si mantengono grazie alla pesca marittima e il 90 per cento di queste lavorano nella pesca artigianale su piccola scala.
I paesi in via di sviluppo esportano pesce per un valore di 80 miliardi di dollari, realizzando ricavi netti commerciali superiori a quelli di carne, tabacco, riso e zucchero messi insieme. E il consumo di pesce sta aumentando in tutti i paesi. Gli oceani sono fonte di reddito anche per le attività turistiche e per essere luoghi di transito per le rotte di navigazione. Nell’insieme, il valore economico degli oceani si aggira intorno ai 24mila miliardi di dollari in totale, di cui 2mila 500 solo nella produzione di risorse e servizi. Un valore calcolato per difetto perché non sono stati inclusi nel computo, altri beni, quali il petrolio da perforazione – tra l’altro impattante per vari motivi –, l’energia eolica che viene prodotta off-shore, i benefici immateriali a cominciare dalla capacità di regolazione del clima. Tuttavia, le attività antropiche minacciano sempre di più gli oceani, i mari, le coste e la biodiversità che vi abita. L'inquinamento marino e il rilascio di rifiuti – l’80 % proviene da fonti terrestri – compromettono la salute degli oceani. Le specie aliene invasive, introdotte attraverso le acque di zavorra, l’acquacoltura e il turismo, stanno arrecando gravi impatti alla fauna indigena.
L'anidride carbonica di origine antropica e assorbita dagli oceani ne aumenta l'acidità, con conseguenze negative per gli ecosistemi marini. Gli studi hanno dimostrato che dall'inizio della Rivoluzione industriale gli oceani hanno aumentato l’acidità del 27 per cento e le previsioni mostrano che entro il 2050 salirà del 150%. Secondo la Fao, quasi un terzo degli stock di pesce sono prelevati a ritmi biologicamente insostenibili, cioè a livelli triplicati rispetto a quarant'anni fa. Una velocità che non consente il ricambio necessario. Gli ecosistemi fragili come le barriere coralline stanno morendo – potrebbero scomparire entro il 2050 – , molte specie sono a rischio di estinzione e altre che hanno un maggiore valore commerciale sono solo un campione rispetto alla loro originaria abbondanza. Eppure proprio le barriere coralline offrono rifugio ad una miriade di specie di organismi marini, sono luoghi di richiamo per il turismo, mitigano gli impatti delle tempeste. Nell’insieme hanno un valore economico di quasi mille miliardi di dollari.
Gli oceani nel mondo sono protetti meno degli ecosistemi terrestri. Appena 5 milioni di chilometri quadrati, pari a circa il 4,12 % del totale. Una percentuale insufficiente e che dovrebbe crescere almeno fino al 10% entro il 2020. Così almeno prevede la Convezione mondiale sulla Biodiversità. Saremo in grado di farlo ? La Giornata dell’8 giugno di quest’anno ha come slogan “I nostri oceani, il nostro futuro”. Sarà celebrata da milioni di persone, impegnate in attività sul campo, campagne di sensibilizzazione, eventi di vario genere. Sarà l’occasione per ricordare che l’uomo ha esplorato meno del 5% degli oceani. Che ha quindi un mondo da scoprire e dal quale può ricavare ancora tanto. Ma lo può fare solo se s’impegnerà a tutelarlo, a rispettarlo, a considerarlo un bene prezioso. Seppure immenso, ha i suoi limiti. Seppure dominante, è vulnerabile agli impatti diretti e indiretti.
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