«Non date niente ai carabinieri...»
Qualcuno informò Usai dell’indagine in corso. Il gip: sono stati i vigili del fuoco
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ALGHERO. «Se lo tenga per lei, ma le comunico che ci hanno denunciato alla Procura della Repubblica. Ci sono indagini in corso. Non dica niente a nessuno».
Alle 13.07 del 7 ottobre del 2016, tre giorni prima della aggiudicazione della gara per la gestione degli impianti sportivi di Maria Pia alla società dell’ex campione juventino Antonello Cuccureddu, il vice sindaco Antonello Usai è infuriato. Qualcuno lo ha informato del fatto che i carabinieri del Noe stanno indagando su quanto accade all’ombra delle gare pubbliche algheresi. E Usai, parlando con Giancarlo Chessa, si lascia scappare un perentorio «lei deve essere più furbo. Soprattutto con questi carabinieri: non gli dia mai un cazzo!». Questa conversazione, intercettata dalle microspie che i Noe avevano piazzato nell’ufficio di Antonello Usai nel luglio del 2016, è finita insieme a tante altre nella ordinanza di duecento pagine con cui il gip Michele Contini ha disposto gli arresti domiciliari di Antonello Usai, Giansalvo Mulas e Giancarlo Chessa; il divieto di dimora ad Alghero di Antonello Cuccureddu e di suo nipote Efisio Balbina.
La fuga di notizie sarebbe partita dal comando dei vigili del fuoco, scrive il giudice Michele Contini, durante un attività di indagine svolta dai vigili nella casa di riposo di Alghero per accertamenti sulla normativa antincendio, dopo l’incidente occorso a un’anziana ospite.
La soffiata arrivò a Giansalvo Mulas che informò prontamente della cosa il vice sindaco, il quale a sua volta trasferì la notizia a un costernato Giancarlo Chessa, segretario della commissione comunale che secondo le accuse della Procura favorì l’ex campione della Juventus. Ma anche il sindaco Mario Bruno, scrive il gip, venne messo al corrente.
Il giudice per le indagini preliminari stigmatizza la violazione del segreto d’indagine. «Si tratta – scrive – di una gravissima violazione commessa dal corpo dei Vigili del Fuoco, i cui autori saranno facilmente individuabili dalla Procura della Repubblica»
Resta il fatto che da quel momento, l’assessore Usai diventa ostile e invita il suo staff a serrare i ranghi. Le microspie del Noe hanno intercettato tutto. «Ma per cosa (indagano ndc)? – chiede Chessa – Per questi quattro mesi?». «Per l’assegnazione» è la risposta di Usai. «Per l’assegnazione della piscina, per questi quattro mesi, per coso? I Noe ci hanno denunciato? Perché i Noe mi hanno chiesto tutto, cioé mi hanno chiesto tutto quest’anno»....». «Eh, allora i Noe... era una scusa». «Sì – risponde Giancarlo Chessa – io me lo ero immaginato perché gli ho dato tutto perché hanno chiesto cose che non... hanno chiesto cose diverse».
«È doveroso sottolineare – scrive il gip Contini – l’atteggiamento ostile assunto dall’assessore Usai quando suggerisce al Chessa di porre in essere un atteggiamento reticente e non collaborativo con i militari dell’Arma dei carabinieri, essendo venuto a sapere delle indagini in corso e della richiesta di documentazione avanzata dal personale del Noe inerente alle concessioni delle strutture sportive». In effetti il 12 ottobre, nell’ufficio (anche questo pieno di microfoni) di Giancarlo Chessa, Antonello Usai intima al dipendente comunale di non collaborare con i militari.
E parlando di Francesco Serio, il presidente della Alguerugby che sta dando filo da torcere al Comune proprio sull’impianto di Maria Pia, sibila «ho l’impressione che sia leggermente esaurito».
Nella tarda mattinata dello stesso giorno, siamo ancora nell’ufficio di Giancarlo Chessa, c’è una discussione tra l’impiegato e il dirigente Giansalvo Mulas. I due discutono della scheda valutativa e su alcune lettere da fare. «Quella della Audax è un po’ delicata – dice Mulas – tanto quella la leggerà poi e ne parla con il sindaco. Quindi il sindaco poi ci dice. Abbiamo dovuto rifare il bando perché abbiamo toccato due o tre volte il bando perché.. hanno ammazzato la Caria... la concessione degli impianti sportivi».
«Sono loro che ci hanno chiesto di abbassare le fideiussioni» dice Chessa. «Uno, uno e poi l’altro l’abbiamo rifatto, due volte, di atletica perché il primo è andato deserto». «Il primo è andato deserto perché... – commenta Giancarlo Chessa – è andato deserto per fare piacere a chi dovevamo fare piacere. Cioé diciamocele in faccia le cose. Non è cheee... perché noi siamo andati incontro a loro perché se era... se era da da fare si chiudeva lì eh».(d.s.)
Alle 13.07 del 7 ottobre del 2016, tre giorni prima della aggiudicazione della gara per la gestione degli impianti sportivi di Maria Pia alla società dell’ex campione juventino Antonello Cuccureddu, il vice sindaco Antonello Usai è infuriato. Qualcuno lo ha informato del fatto che i carabinieri del Noe stanno indagando su quanto accade all’ombra delle gare pubbliche algheresi. E Usai, parlando con Giancarlo Chessa, si lascia scappare un perentorio «lei deve essere più furbo. Soprattutto con questi carabinieri: non gli dia mai un cazzo!». Questa conversazione, intercettata dalle microspie che i Noe avevano piazzato nell’ufficio di Antonello Usai nel luglio del 2016, è finita insieme a tante altre nella ordinanza di duecento pagine con cui il gip Michele Contini ha disposto gli arresti domiciliari di Antonello Usai, Giansalvo Mulas e Giancarlo Chessa; il divieto di dimora ad Alghero di Antonello Cuccureddu e di suo nipote Efisio Balbina.
La fuga di notizie sarebbe partita dal comando dei vigili del fuoco, scrive il giudice Michele Contini, durante un attività di indagine svolta dai vigili nella casa di riposo di Alghero per accertamenti sulla normativa antincendio, dopo l’incidente occorso a un’anziana ospite.
La soffiata arrivò a Giansalvo Mulas che informò prontamente della cosa il vice sindaco, il quale a sua volta trasferì la notizia a un costernato Giancarlo Chessa, segretario della commissione comunale che secondo le accuse della Procura favorì l’ex campione della Juventus. Ma anche il sindaco Mario Bruno, scrive il gip, venne messo al corrente.
Il giudice per le indagini preliminari stigmatizza la violazione del segreto d’indagine. «Si tratta – scrive – di una gravissima violazione commessa dal corpo dei Vigili del Fuoco, i cui autori saranno facilmente individuabili dalla Procura della Repubblica»
Resta il fatto che da quel momento, l’assessore Usai diventa ostile e invita il suo staff a serrare i ranghi. Le microspie del Noe hanno intercettato tutto. «Ma per cosa (indagano ndc)? – chiede Chessa – Per questi quattro mesi?». «Per l’assegnazione» è la risposta di Usai. «Per l’assegnazione della piscina, per questi quattro mesi, per coso? I Noe ci hanno denunciato? Perché i Noe mi hanno chiesto tutto, cioé mi hanno chiesto tutto quest’anno»....». «Eh, allora i Noe... era una scusa». «Sì – risponde Giancarlo Chessa – io me lo ero immaginato perché gli ho dato tutto perché hanno chiesto cose che non... hanno chiesto cose diverse».
«È doveroso sottolineare – scrive il gip Contini – l’atteggiamento ostile assunto dall’assessore Usai quando suggerisce al Chessa di porre in essere un atteggiamento reticente e non collaborativo con i militari dell’Arma dei carabinieri, essendo venuto a sapere delle indagini in corso e della richiesta di documentazione avanzata dal personale del Noe inerente alle concessioni delle strutture sportive». In effetti il 12 ottobre, nell’ufficio (anche questo pieno di microfoni) di Giancarlo Chessa, Antonello Usai intima al dipendente comunale di non collaborare con i militari.
E parlando di Francesco Serio, il presidente della Alguerugby che sta dando filo da torcere al Comune proprio sull’impianto di Maria Pia, sibila «ho l’impressione che sia leggermente esaurito».
Nella tarda mattinata dello stesso giorno, siamo ancora nell’ufficio di Giancarlo Chessa, c’è una discussione tra l’impiegato e il dirigente Giansalvo Mulas. I due discutono della scheda valutativa e su alcune lettere da fare. «Quella della Audax è un po’ delicata – dice Mulas – tanto quella la leggerà poi e ne parla con il sindaco. Quindi il sindaco poi ci dice. Abbiamo dovuto rifare il bando perché abbiamo toccato due o tre volte il bando perché.. hanno ammazzato la Caria... la concessione degli impianti sportivi».
«Sono loro che ci hanno chiesto di abbassare le fideiussioni» dice Chessa. «Uno, uno e poi l’altro l’abbiamo rifatto, due volte, di atletica perché il primo è andato deserto». «Il primo è andato deserto perché... – commenta Giancarlo Chessa – è andato deserto per fare piacere a chi dovevamo fare piacere. Cioé diciamocele in faccia le cose. Non è cheee... perché noi siamo andati incontro a loro perché se era... se era da da fare si chiudeva lì eh».(d.s.)
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