Allevatori costretti a vendere il bestiame

NULVI. «Vendere il bestiame resta l’unica soluzione, non vogliamo rischiare di vedere morire il nostro gregge di sete e di fame. Una pianta muore, purtroppo, in silenzio ma un animale fa sentire la...

NULVI. «Vendere il bestiame resta l’unica soluzione, non vogliamo rischiare di vedere morire il nostro gregge di sete e di fame. Una pianta muore, purtroppo, in silenzio ma un animale fa sentire la sua sofferenza ed implora aiuto».

Il grido di dolore dovuto alla straordinaria siccità arriva anche da Nulvi dove nei giorni scorsi un incontro fra allevatori e associazioni di categoria ha fatto emergere situazioni di grandissima preoccupazione fra gli operatori del settore che a fienagione conclusa si ritrovano con il 60 per cento in meno di foraggio nelle stalle e soprattutto devono fare i conti con le fonti d’acqua, con cui da secoli hanno dissetato il bestiame, praticamente a secco. «Ho già messo in vendita 150 pecore per cercare di alleggerire il danno – spiega Alessandro Sechi che nella sua azienda “Sa Mura Bianca” produce ottimi pecorini peraltro molto innovativi – perché l’acqua basta solo per un certo numero di animali che rischiano davvero di morire di sete. La siccità ha causato un calo del 20 per cento della produzione del latte ma ritarda anche i parti e non incentiva gli accoppiamenti. Per abbeverare il gregge lo devo spostare in altri territori perché l’acqua non basta più ma anche nelle fonti più generose inizia a mancare. Ho provato a fare una trivellazione ma le lungaggini autorizzative e la burocrazia me lo impediscono. Dovrebbe intervenire il prefetto – spiega Sechi – come è successo nel 1983 quando per un’emergenza simile vennero autorizzate diverse ricerche idriche straordinarie».

Nel frattempo il Comune ha provveduto a dotare i pozzi comunali adiacenti all’ex mattatoio di una pompa e di alcuni rubinetti che consentiranno di ridurre i tempi di attesa per riempire le cisterne di quanti vorranno approvvigionarsi d’acqua per abbeverare il bestiame.

«Come fa in queste situazioni anche la locale Cooperativa San Pasquale – spiega il presidente Antonello Ruzzu – ma è costretta comunque a razionalizzarla per assicurarsi l’acqua necessaria alla lavorazione del latte». «Ma la siccità porta anche altre conseguenze – lamentano gli allevatori nulvesi – come l’abbattimento del prezzo del latte e di contro l’aumento del mangime e del gasolio agricolo, per cui la situazione, considerato che l’estate è appena cominciata e se non si prendono i necessari provvedimenti, potrebbe solo peggiorare».

Mauro Tedde



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