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MARTEDì DELL’ARCHIVIO 

Rinaldo Bagella: «Il centro storico muore, investiamo sul territorio»

Rinaldo Bagella: «Il centro storico muore, investiamo sul territorio»

SASSARI. Settecento anni fa a turbare il sonno dei potenti mercanti sassaresi erano la concorrenza dei mercati e le carestie. Oggi lo spauracchio è l’avanzata della grande distribuzione, la...

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SASSARI. Settecento anni fa a turbare il sonno dei potenti mercanti sassaresi erano la concorrenza dei mercati e le carestie. Oggi lo spauracchio è l’avanzata della grande distribuzione, la desertificazione urbana e lo spettro di una crisi che non accenna a passare. A far paura è ancora il “mercante” arrivato da fuori, quello che negli anni ha occupato gli spazi periferici per costruire le grandi cattedrali del consumo. L’arrivo della Rete ha fatto il resto e oggi i commercianti sassaresi fanno i conti con gli effetti di una globalizzazione selvaggia che costringe tanti ad abbassare le serrande, purtroppo per sempre. Dall’ultimo appuntamento dei Martedì dell’Archivio, dedicato al mondo commerciale, arriva un nuovo appello accorato: «Il centro storico sta morendo, torniamo sul territorio e facciamo qualcosa tutti insieme o sarà la fine di quella cultura che ha caratterizzato l’identità sassarese». A lanciarlo è Rinaldo Bagella, titolare di una storica attività commerciale, ma anche componente di un’associazione che raggruppa diversi operatori del Corso. «C’è una sproporzione fin troppo evidente – dice Bagella – tra il numero dei centri commerciali sorti negli ultimi anni e i negozi al minuto presenti nel tessuto urbano, per effetto di scelte sbagliate è nata una città parallela che ha messo in crisi quella tradizionale e il risultato è sotto gli occhi di tutti». Nel 1977, il 72% dei consumatori faceva la spesa e si vestiva nel centro della città, a distanza di 40 anni i commercianti devono faticare non poco per convincere i cittadini a non lasciare il centro attratti dalla potente calamita della grande distribuzione. Internet ha fatto il resto e l’incremento del commercio elettronico, con la riduzione dell’intermediazione, sta dando gli ultimi colpi a un corpo morente. Sono trascorsi i tempi in cui il potente ceto mercantile dell’antico comune pazionato dettava le regole. Perfino la temuta Alghero faceva “la spesa” a Sassari per finanziare la pesca del corallo da cui traeva alimento e sostegno. Lo ha ricordato anche la storica Pinuccia Simbula (Università di Sassari) rievocando il periodo aureo della plata de cothinas (attuale Corso), un’arteria pulsante che da piazza Azuni a via dei Corsi era popolata dai banchi dei mercanti alloggiati sotto i porticati degli edifici che la costeggiavano. Lì c’erano i prodotti del territorio, quello era il terminale di una filiera che partiva dalle campagne. «Era il principale e più importante mercato della Sardegna settentrionale – spiega Pinuccia Simbula – direttamente collegato con il porto di Torres che polarizzava i traffici grazie alla posizione strategica, ma anche a una oculata politica di sostegno da parte dell’amministrazione”. Oggi il ceto mercantile sassarese è chiamato a riflettere per capire quale strategia opporre a questa desolante desertificazione. Ritornare al territorio vuol dire sì modificare l’offerta, essere propositivi, ma anche essere presenti e disposti, se serve, a rinunciare a qualcosa. La conferenza di martedì, moderata dal direttore dell’Archivio storico Paolo Cau, ha chiuso un ciclo di dieci incontri incentrati sugli Statuti sassaresi. Settecento anni di storia in un documento prezioso classificato tra i più importanti del Medioevo sardo.

Antonio Meloni

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