Iniziati i lavori alla diga sul Lerno per ampliare la capienza del lago
di Barbara Mastino
L’intervento che mira a verificare la solidità della struttura è finanziato dalla Regione Col bacino a pieno regime, le aziende della Piana di Chilivani potrebbero affrontare tre anni di siccità
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OZIERI. Mentre la siccità sta mettendo in ginocchio la Sardegna, una buona notizia arriva da Pattada, dove nei giorni scorsi sono iniziati i lavori preparatori per il ripristino della capienza originaria della diga sul Lerno, che approvvigiona d’acqua il sistema irriguo del Consorzio di Bonifica nella Piana di Chilivani. Le opere attualmente in esecuzione, affidate dall’ente gestore delle dighe Enas a due ditte specializzate della penisola, prevedono due diversi tipo di intervento: il primo, in esecuzione in questi giorni, consiste nel prelievo di materiale roccioso dal fondale, il secondo sarà l’analisi del materiale prelevato, preliminare alla redazione del progetto dei lavori per l’ampliamento della capienza del bacino. La diga sul Lerno può ospitare attualmente sino a un massimo di 34,6 milioni di metri cubi d’acqua, ma a pieno regime potrebbe arrivare ad accoglierne ben 72 milioni di metri cubi che potranno quindi essere immagazzinati nel tempo per garantire un fabbisogno che, come dice il sindaco di Pattada Angelo Sini, potrebbe «rendere il territorio autonomo per due o anche tre anni». Laddove per territorio si intendono sia le campagne della piana sia le utenze che usufruiscono dell’uso civico di quella stessa acqua. Con l’ampliamento della capienza finirà quindi di ripetersi l’assurdo copione vistosi in questi anni, e anche all’inizio di questo 2017: il dover svuotare la diga una volta raggiunto il limite dei 34,6 milioni e trovarsi poi dopo qualche mese a fare i conti con la siccità. Prima però bisognerà risolvere quei problemi strutturali, rilevati nel 2004, che sino a questo momento hanno reso impossibile autorizzare l’ampliamento della capienza. Un’opera che la Regione sta finanziando con due diversi stanziamenti, entrambi affidati alla gestione dell’Enas, uno da 900 mila euro e un secondo dal 700 mila. L’auspicio è che le risultanze delle analisi in corso permettano di prevedere un ampliamento il maggiore possibile, magari veramente sino a quei 72 milioni di metri cubi per i quali la diga fu pensata negli anni ’80. Gli studi in corso dovranno quindi accertare eventuali difetti del sistema di tenuta, tensioni di trazione nella struttura o nella roccia, possibilità del verificarsi di perdite. Da questi risultati si potrà operare una rivalutazione delle quote di sicurezza e quindi avviare la progettazione e l’esecuzione degli interventi necessari per rimettere in esercizio dello sbarramento fino alla quota massima stabilita. «È per noi una grande soddisfazione – dice il presidente del Consorzio di Bonifica di Ozieri Diego Pinna – in quanto sin dall’inizio del nostro insediamento abbiamo sollecitato alle autorità competenti questo intervento, che riteniamo fondamentale per il futuro della nostra agricoltura».
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