Aste e minacce: agli arresti Bastianino Sannitu
Il politico di Berchidda, un avvocato e un imprenditore sono ai domiciliari. L’accusa: intimidazioni a un legale. Sentito in Procura anche l’arcivescovo di Sassari padre Paolo Atzei
SASSARI. Prima i proiettili, recapitati per posta sotto Natale. Poi le minacce, sempre meno velate, e infine la discesa in campo di avvocati, politici e addirittura dell’arcivescovo di Sassari monsignor Paolo Atzei - tirato in ballo a pochi mesi dal suo commiato dalla diocesi turritana - per mettere una parolina buona e spiegare che per l’acquisto all’asta di quei terreni delle «persone di Berchidda si erano offese».
L’escalation di intimidazioni nei confronti di Alessandro Gosmino, avvocato civilista sassarese di 44 anni, per costringerlo a cedere un terreno e un’azienda agrituristica nelle campagne di Berchidda, acquistati a un’asta giudiziaria a Tempio, ma anche per convincerlo a non partecipare ad un’ulteriore vendita riguardante un altro lotto dello stesso appezzamento, ieri ha portato a tre arresti eseguiti dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Sassari tra Olbia e Berchidda. Oltre a loro ci sono altre tre persone indagate che avrebbero avuto un ruolo marginale.
Tra le persone finite ai domiciliari spicca il nome di Bastianino Sannitu, 62 anni, ex assessore regionale e vicepresidente della Giunta Cappellacci, già sindaco di Berchidda, che secondo le accuse avrebbe agito da intermediario per conto di Antonio Stefano Casu, 53 anni, suo compaesano, anche lui finito agli arresti domiciliari come l’avvocato olbiese Luca Tamponi, 48 anni, del Foro di Tempio. Anche il legale, secondo gli inquirenti, avrebbe cercato in più occasioni di convincere Gosmino a rivendere a Casu il terreno che si trova in località “Cannareddu Lugheria e Su Calarighe” nell’agro di Berchidda. E addirittura monsignor Atzei, che non figura tra gli indagati ma che ieri è stato convocato in Procura come testimone, si era interessato alla vicenda incontrando il padre del legale sassarese per convincerlo a rivendere il terreno comprato all’asta.
Le accuse più pesanti mosse sono quelle che riguardano Tonio Casu. L’imprenditore di Berchidda, titolare dell’azienda agrituristica “Il Cacciatore” finita nelle mani dell’avvocato Gosmino nel 2015, per poco più di 44mila euro, deve rispondere di «detenzione abusiva di munizioni e materiale esplodente». Sarebbe stato lui secondo i carabinieri a recapitare nella cassetta delle lettere dell’avvocato sassarese due lettere contenenti proiettili. La prima il 22 dicembre del 2016 con due cartucce calibro 9 parabellum e la seconda, due giorni dopo Natale, con due cartucce calibro 12, pallini di piombo e uno spezzone di miccia detonante. Sannitu e Tamponi devono rispondere invece delle accuse di tentata estorsione e turbativa d’asta. Nel registro degli indagati, con la sola accusa di tentata estorsione, sono finiti anche l’avvocato sassarese Michele Angelo Gavino Torre, di 51 anni, Antonello Gavino Beccu, anche lui di 51 anni residente a Olbia ma originario di Berchidda ed Emilio Gabriele Soddu, 60 anni di Berchidda, ex cognato di Casu.
Secondo le indagini tutti si sarebbero attivati, a vario titolo, per dare una mano a Casu a rientrare in possesso del terreno perso. Sannitu e Tamponi - secondo le accuse - avrebbero portato inoltre Gosmino a ritirasi da un secondo tentativo di acquisto. Il 21 febbraio l’avvocato si era iscritto a una nuova asta per acquistare un lotto confinante con quello già acquistato. «Non ci vada proprio - gli disse Sannitu durante un incontro a Sassari - lei a quell’asta non deve proprio partecipare, ci parteciperà solo il Casu, perché quello è il suo terreno». Gosmino si tirò indietro e il terreno venne acquistato dall’avvocato Tamponi per conto del fratello di Sannittu, ritenuto dagli inquirenti un prestanome di Casu. I carabinieri a quel punto avevano però già imbeccato la pista che ieri ha portato agli arresti.
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