Versalis: «La fermata anticipata di pochi giorni»
di Gavino Masia
Si tratta di un provvedimento necessario per consentire i lavori di manutenzione Eni attende adesso la proroga dell’autorizzazione per la centrale elettrica
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PORTO TORRES. A distanza di poche ore dall’allarme lanciato dalle organizzazioni sindacali sulla fermata degli impianti all’interno dell’ex petrolchimico – con possibili ripercussioni sui lavoratori dell’indotto – arriva la risposta di Versalis a cercare di rassicurare gli animi di tutto il comparto industriale. «Informiamo di avere anticipato di qualche giorno la fermata annuale programmata degli impianti elastomeri di Porto Torres – dice la nota dell’ufficio stampa di Eni – al fine di effettuare gli ordinari interventi di manutenzione: i motivi dell’anticipo sono in parte determinati dalla necessità di attendere l’autorizzazione, da parte del ministero dell'Ambiente, alla deroga temporale per l’operatività dell’attuale centrale termoelettrica a Fok, richiesta a dicembre 2016».
Questa proroga, secondo l’informazione dell’Ente nazionale idrocarburi, è necessaria per fornire vapore al sito e assicurare il proseguimento della regolare produzione di gomme al termine della fermata degli impianti: «Contestualmente, Versalis ha presentato ad aprile 2017 la richiesta di autorizzazione per l'installazione della nuova caldaia a Gpl, in sostituzione di quella a Fok, della quale è già stata finalizzata la progettazione».
La vicenda della fermata degli impianti pare assumere i contorni di una commedia teatrale scritta da William Shakespeare, “Molto rumore per nulla”, dove alla preoccupazione dei segretari Fctem-Cgil, Uiltec-Uil e Femca-Cisl si contrappone la cosiddetta rassicurazione che tutto era previsto nei piani d’azienda in attesa della decisione del Ministero. Gli stessi sindacati hanno però chiesto più volte un incontro con Eni e Versalis per discutere del tema specifico e delle possibili ricadute gestionali nell’area industriale. Informazioni importanti per capire quale tipo di strategia industriale si intende sviluppare a Porto Torres. Anche perché in questo territorio, definito da anni “area di crisi”, la disoccupazione sta aumentando in misura esponenziale e gli investimenti previsti sul progetto chimica verde e sulle bonifiche tardano ad arrivare. In gioco ci sono il presente e il futuro di centinaia di lavoratori dell’indotto, padri di famiglia con mutui della casa da pagare e figli da mandare agli studi superiori e universitari. Il 27 luglio scadrà l’autorizzazione Aia per l’esercizio della centrale e, in attesa dell’eventuale deroga ministeriale, si fermano gli impianti e per diversi lavoratori non esiste nel frattempo un paracadute sociale che possa sostenerli dal punto di vista economico.
In questo momento Regione ed enti locali si devono muovere concretamente per consentire il riavvio in tempi rapidi della centrale, come sollecitato dalle organizzazioni sindacali, ma soprattutto devono far rispettare quegli accordi rimasta lettera morta per tanto, troppo tempo. Serve una azione politica decisa che vada al di là delle dichiarazioni e delle promesse, perché un territorio in sofferenza economica così non si vedeva da oltre mezzo secolo.
Questa proroga, secondo l’informazione dell’Ente nazionale idrocarburi, è necessaria per fornire vapore al sito e assicurare il proseguimento della regolare produzione di gomme al termine della fermata degli impianti: «Contestualmente, Versalis ha presentato ad aprile 2017 la richiesta di autorizzazione per l'installazione della nuova caldaia a Gpl, in sostituzione di quella a Fok, della quale è già stata finalizzata la progettazione».
La vicenda della fermata degli impianti pare assumere i contorni di una commedia teatrale scritta da William Shakespeare, “Molto rumore per nulla”, dove alla preoccupazione dei segretari Fctem-Cgil, Uiltec-Uil e Femca-Cisl si contrappone la cosiddetta rassicurazione che tutto era previsto nei piani d’azienda in attesa della decisione del Ministero. Gli stessi sindacati hanno però chiesto più volte un incontro con Eni e Versalis per discutere del tema specifico e delle possibili ricadute gestionali nell’area industriale. Informazioni importanti per capire quale tipo di strategia industriale si intende sviluppare a Porto Torres. Anche perché in questo territorio, definito da anni “area di crisi”, la disoccupazione sta aumentando in misura esponenziale e gli investimenti previsti sul progetto chimica verde e sulle bonifiche tardano ad arrivare. In gioco ci sono il presente e il futuro di centinaia di lavoratori dell’indotto, padri di famiglia con mutui della casa da pagare e figli da mandare agli studi superiori e universitari. Il 27 luglio scadrà l’autorizzazione Aia per l’esercizio della centrale e, in attesa dell’eventuale deroga ministeriale, si fermano gli impianti e per diversi lavoratori non esiste nel frattempo un paracadute sociale che possa sostenerli dal punto di vista economico.
In questo momento Regione ed enti locali si devono muovere concretamente per consentire il riavvio in tempi rapidi della centrale, come sollecitato dalle organizzazioni sindacali, ma soprattutto devono far rispettare quegli accordi rimasta lettera morta per tanto, troppo tempo. Serve una azione politica decisa che vada al di là delle dichiarazioni e delle promesse, perché un territorio in sofferenza economica così non si vedeva da oltre mezzo secolo.
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