Li Nibari: «Nessuna notifica del sequestro»

La replica del gestore del camping che rischia i sigilli ad agosto: «Ci difenderemo in tutte le sedi»

SORSO. «La vicenda è ancora in fase procedurale da parte della magistratura e al momento non abbiamo ancora ricevuto notifica del presunto sequestro giudiziario». È la replica a stretto giro che arriva da Pino Porcedda, l’amministratore unico della Sardegna Holidays, la società che gestisce il campeggio Li Nibari. Nei giorni scorsi la struttura ricettiva che sorge alla Marina di Sorso è stata oggetto di un’ordinanza di sequestro giudiziario della seconda sezione civile del tribunale di Sassari su richiesta del vecchio gestore, la Tecnicoop. L’amministratore unico della Sardegna Holidays spiega che la sua società ha subìto l’azione cautelativa urgente della Tecnicoop perché «ci siamo rifiutati di completare il pagamento del ramo di azienda». Secondo l’imprenditore, l’impasse sarebbe nato intorno alla situazione di alcune strutture che si trovano all’interno del compendio ricettivo. «Il Comune di Sorso ha affermato di essere proprietario delle case mobili di cui Tecnicoop reclama il pagamento – sostiene Pino Porcedda – per la precisione 29 case mobili». La guerra tra i privati è arrivata davanti al giudice Maria Giuseppa Sanna, che il 18 agosto ha emesso un’ordinanza che concede alla Tecnicoop il sequestro giudiziario su tutti i beni mobili, immobili e immateriali, compreso il marchio aziendale Li Nibari, che sono all’interno nel contratto di cessione di azienda e nel contratto di locazione finanziaria stipulati con la Sardegna Holidays. Inoltre, il giudice ha concesso il sequestro anche per i beni indicati nell’atto di transazione stipulato tra il Comune di Sorso e la Tecnicoop nel 2012. L’amministratore della Sardegna Holidays sostiene invece che «l’oggetto del sequestro ottenuto da Tecnicoop sono proprio le case mobili e non il bar, il ristorante e le altre strutture del campeggio, indiscutibilmente di proprietà comunale». «Abbiamo inutilmente richiesto un incontro a tre – aggiunge Pino Porcedda – per chiarire la situazione ma alla luce della inopinata azione giudiziaria promossa dalla Tecnicoop, ci vediamo costretti a reagire in ogni competente sede con tutti gli strumenti giuridici a disposizione per giungere ad un pronunciamento definitivo che tenga conto in modo completo di tutti i delicati aspetti della situazione controversa».

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