La Nuova Sardegna

Sassari

Segni: «Fermiamo l’assalto alla Pelosa»

di Paoletta Farina
Segni: «Fermiamo l’assalto alla Pelosa»

L’ex parlamentare a favore del numero chiuso: «Bisogna agire subito o distruggeremo la spiaggia che è un bene di tutti»

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SASSARI. «Non c’è più il tempo di aspettare: se vogliamo conservare la spiaggia della Pelosa per le generazioni future servono provvedimenti, subito. Il numero chiuso sarebbe una scelta coraggiosa e io invito il sindaco di Stintino a non avere tentennamenti e prevederlo già dalla prossima stagione turistica». Parola di Mariotto Segni, 78 anni, sassarese illustre, famiglia che da cent’anni frequenta il litorale stintinese e che a tre mesi, con il padre Antonio, ex presidente della Repubblica, e la madre Laura, ebbe il suo battesimo di piccolo frequentatore della spiaggia, quando era pressoché deserta e ci si arrivava attraverso un sentiero o in barcone e in gozzo. È preoccupato, il giurista, il politico, ma soprattutto il cittadino onorario del borgo che a Stintino è stato sempre intimamente legato, proprio per la frequentazione da così giovane età «di una delle più belle spiagge del mondo». Che ad agosto, ogni giorno, è stata calpestata almeno da cinquemila persone, che hanno portato via sabbia e sporcato, rendendola invivibile. Una pressione impossibile da sostenere ancora. Perciò «non si può più continuare a far finta di niente di fronte all’assalto che si perpetua nei confronti della Pelosa – dice l’ex parlamentare –. Abbiamo dei doveri verso la natura, tutti noi sardi, e se vogliamo fare qualcosa di utile per i nostri figli dobbiamo batterci affinché questo gioiello non sparisca dalla faccia della Terra. Sarebbe un peccato mortale, una perdita che rimpiangeremmo».

Per Segni la situazione attuale è davvero grave. «E io posso dirlo, proprio perché conosco quella meravigliosa spiaggia da quando sono nato – puntualizza –. Ho notato un peggioramento negli ultimi tre, quattro anni, con un carico di turisti eccessivo. Ancora fino agli Anni Ottanta, la Pelosa era un paradiso. Poi, pian piano, le cose sono cominciate a precipitare. Ora siamo di fronte a una casa che brucia: vogliamo spegnere l’incendio o rassegnarci a vederla ridotta in cenere? È questo l’interrogativo che pongo ed è per questo che chiedo azioni con estrema urgenza: siamo di fronte a un’emergenza reale che come tale richiede un intervento di emergenza».

Segni vede il futuro prossimo realisticamente. «Il Comune di Stintino ha previsto un progetto speciale per la riqualificazione di quel tratto di costa, per la salvaguardia delle dune.E io stesso ho incoraggiato il sindaco a sostenere la tutela della spiaggia. Ma sappiamo che l’iter burocratico del progetto ha tempi lunghi e se dovremo aspettare fino al 2019 per vedere realizzati tutti i lavori previsti, stiamo certi che quel litorale si impoverirà ulteriormente».

Segni chiama a raccolta anche tutte le associazione ambientaliste per una battaglia che è di civiltà. E conclude: «Capisco che l’accesso limitato alla Pelosa potrebbe provocare scontento, ma nel Parco dell’Asinara esistono cale altrettanto belle dove è addirittura vietato avvicinarsi. Se vogliamo tutelare l’ambiente, la demagogia non paga».

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