Tragedia sulla strada per Alghero: «Il militare non ha mai chiesto scusa»
◗
L'incidente sulla strada per AlgheroI parenti delle 2 donne morte nel tragico scontro si rivolgono al giudice: vogliamo solo giustizia
2 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Nessun atto formale o informale di scuse o di solidarietà nei confronti delle vittime e dei familiari, nessuna offerta risarcitoria, ma addirittura il tentativo di respingere la responsabilità dell’incidente e la richiesta di risarcimento inoltrata alla compagnia di una delle due vittime.
Alla vigilia dell’udienza per omicidio colposo e omissione di soccorso davanti al giudice Michele Contini, i parenti delle due donne morte a luglio dello scorso anno nel terribile incidente stradale accaduto sulla strada per Alghero, hanno deciso di rompere il silenzio e di rivolgersi al magistrato che proprio oggi deve decidere sulla richiesta di patteggiamento di Emanuele Secci.
Il militare della Brigata Sassari è accusato di aver causato con la sua Renault Scenic la morte di Monica Rita Azzu, di 48 anni, e Luisa Mulargia, di 72. Le due donne il 21 luglio dello scorso anno si trovavano all’interno dell’abitacolo di una Chevrolet Matiz in panne sul lato destro della strada in attesa dei soccorsi, mentre le tre passeggere che viaggiavano sui sedili posteriori, una delle quali aveva appena 5 anni, erano scese dall’auto per prendere aria, ma anche loro erano state travolte e ferite. Dopo lo schianto, avvenuto di pomeriggio, il militare si era allontanato a piedi dal luogo dell’incidente e solo nel cuore della notte era stato rintracciato e arrestato dagli agenti della polizia stradale. Attraverso i suoi difensori, gli avvocati Edoardo Morette e Andrea Delias, il caporal maggiore si è accordato con il pubblico ministero per una pena di due anni e otto mesi di reclusione.
Troppo poco per i familiari delle vittime che, attraverso l’avvocato Elias Vacca che li rappresenta, ieri mattina hanno depositato una memoria per chiedere al giudice di tenere conto - prima di accogliere la richiesta di patteggiamento - del comportamento tenuto dall’imputato dopo la tragedia. «Dopo aver cagionato quantomeno per imprudenza il decesso di due persone e il ferimento di altre tre - si legge nella memoria - l’imputato si è dato alla fuga non soccorrendo le malcapitate vittime e impedendo gli accertamenti previsti per legge in ordine al suo stato psicofisico al momento del sinistro». L’unica preoccupazione di Secci - secondo i parenti delle vittime - sarebbe stata fin da subito quella di respingere la responsabilità «riferendola piuttosto, consta anche da richieste risarcitorie inoltrate alla compagnia di assicurazione, alla deceduta Monica Azzu». (l.f.)
Alla vigilia dell’udienza per omicidio colposo e omissione di soccorso davanti al giudice Michele Contini, i parenti delle due donne morte a luglio dello scorso anno nel terribile incidente stradale accaduto sulla strada per Alghero, hanno deciso di rompere il silenzio e di rivolgersi al magistrato che proprio oggi deve decidere sulla richiesta di patteggiamento di Emanuele Secci.
Il militare della Brigata Sassari è accusato di aver causato con la sua Renault Scenic la morte di Monica Rita Azzu, di 48 anni, e Luisa Mulargia, di 72. Le due donne il 21 luglio dello scorso anno si trovavano all’interno dell’abitacolo di una Chevrolet Matiz in panne sul lato destro della strada in attesa dei soccorsi, mentre le tre passeggere che viaggiavano sui sedili posteriori, una delle quali aveva appena 5 anni, erano scese dall’auto per prendere aria, ma anche loro erano state travolte e ferite. Dopo lo schianto, avvenuto di pomeriggio, il militare si era allontanato a piedi dal luogo dell’incidente e solo nel cuore della notte era stato rintracciato e arrestato dagli agenti della polizia stradale. Attraverso i suoi difensori, gli avvocati Edoardo Morette e Andrea Delias, il caporal maggiore si è accordato con il pubblico ministero per una pena di due anni e otto mesi di reclusione.
Troppo poco per i familiari delle vittime che, attraverso l’avvocato Elias Vacca che li rappresenta, ieri mattina hanno depositato una memoria per chiedere al giudice di tenere conto - prima di accogliere la richiesta di patteggiamento - del comportamento tenuto dall’imputato dopo la tragedia. «Dopo aver cagionato quantomeno per imprudenza il decesso di due persone e il ferimento di altre tre - si legge nella memoria - l’imputato si è dato alla fuga non soccorrendo le malcapitate vittime e impedendo gli accertamenti previsti per legge in ordine al suo stato psicofisico al momento del sinistro». L’unica preoccupazione di Secci - secondo i parenti delle vittime - sarebbe stata fin da subito quella di respingere la responsabilità «riferendola piuttosto, consta anche da richieste risarcitorie inoltrate alla compagnia di assicurazione, alla deceduta Monica Azzu». (l.f.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
