Sassari, scuola negata per un bambino autistico
di Giovanni Bua
Andrea, 9 anni, ha cambiato tre classi in tre anni e non frequenta da mesi. Nessun istituto gli ha offerto il sostegno adatto
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SASSARI. Scuola negata, in un momento in cui la scuola può diventare l’unica salvezza. Questa è la storia di Andrea (il nome è di fantasia), 9 anni, con una diagnosi di autismo sulle spalle che il sistema sembra non essere in grado di gestire. E che ha portato i genitori del bambino a cambiare tre istituti in tre anni, tra portoni sbattuti in faccia, maestre non informate dei problemi e comunque non in grado di affrontarli senza il dovuto appoggio, genitori dei compagni sul piede di guerra, ritiri anticipati quotidiani, e mesi interi passati in casa sperando nell’ennesima possibilità promessa, inseguita e mai arrivata.
Il sistema. Una storia tutt’altro che isolata. Emblematica di un sistema di sostegno scolastico prossimo al collasso per la carenza di organici, e di un’interazione carente se non assente con una “burocrazia sanitaria” farraginosa e troppe volte spietata.
Tutto ha inizio tre anni fa, quando Andrea frequentava la terza elementare in via Manzoni. Il bambino, nel quale inizia a emergere quello che poi sarà riconosciuto come autismo, con forti tratti oppositivi che possono sfociare in reazioni violente, e iperattività diventa giorno dopo giorno sempre più difficile che gestire. E il “sistema”, in assenza di una diagnosi ufficiale, si chiude in difesa.
I primi problemi. I genitori di Andrea vengono convocati e invitati, quasi quotidianamente, a ritirare il figlio in anticipo. Le altre famiglie vengono informate del disturbo che Andrea reca. Lo descrivono come pericoloso e lo isolano progressivamente. La situazione diventa presto insostenibile, e i genitori decidono di trasferirlo, tra non poche difficoltà, in via Bottego dove finisce l’anno e viene promosso.
Nel mentre arriva dai servizi sanitari la diagnosi di autismo e si decide di applicare l’articolo 3 comma 1 dalla legge 104, che prevede la presenza a scuola di un insegnante di sostegno per 11 ore settimanali. Troppo poco per Andrea che, complice le difficoltà di integrazione, peggiora. Con i genitori che presentano ricorso per ottenere il comma 3: 22 ore di sostegno e affiancamento continuo.
La diagnosi negata. Nel mentre l’anno in via Bottego ricomincia. E, visto l’accompagnamento non sufficiente, la situazione degenera. Riprendono le telefonate ai genitori per chiedere di venire a prendere prima il ragazzo. Le riunioni con le altre famiglie, l’isolamento, le accuse di scarsa preparazione e pericolosità. Il ragazzo accumula 87 ore di assenza. Alla fine la pressione del “sistema” diventa di nuovo soffocante. Le famiglie dei compagni di Andrea minacciano di ritirare i figli se il bambino continuerà a frequentare. E hanno la meglio: da aprile il ragazzino rimane a casa. Ma viene comunque promosso in quinta.
La caccia. I genitori di Andrea riprendono la “caccia”. Chiedono ai plessi scolastici del circondario, dietro consiglio del medico e del neuropsichiatria infantile del Brotzu di Cagliari che segue il bambino. Riprovano a contattare la dirigente di via Manzoni, che si rifiuta da riceverli. Tornano in via Bottego ma gli viene proposto di spostare il bambino nelle troppo lontane Bancali o Palmadula.
A casa. Alla fine la soluzione si trova: via Gennargentu. La richiesta viene accolta, con l’informativa che il ragazzo ha problemi neurologici. Ma dopo tre giorni di lezione il copione di ripete: un’insegnante appena arrivata non è informata. Affronta il ragazzo redarguendolo per la scarsa preparazione e mettendogli una nota. Il ragazzo esplode e l’insegnate convoca i genitori per dire che è maleducato, pericoloso. Tutto rapidamente crolla. E Andrea, il 25 settembre, viene di nuovo ritirato. E aspetta a casa l’ennesima salvifica soluzione.
L’attesa. Nel mentre matura (e sembra vicino all’accoglimento) il ricorso dei genitori al tribunale, nel quale rivendicando il riconoscimento del comma 3 della 104 che gli darebbe diritto ad avere sostegno per 24 ore settimanali, e accompagnamento. Il dirigente scolastico provinciale si dice pronto ad attivare i protocolli necessari per nominare gli insegnati di sostegno per permettergli di riprendere a frequentare.
Quanto ci vorrà a far questo è difficile capirlo. Nel mentre Andrea aspetta a casa, senza più speranza di trovare nella scuola alcuna risposta, se non l’ennesima promozione che gli permetta di diventare il problema di qualcun altro.
Il sistema. Una storia tutt’altro che isolata. Emblematica di un sistema di sostegno scolastico prossimo al collasso per la carenza di organici, e di un’interazione carente se non assente con una “burocrazia sanitaria” farraginosa e troppe volte spietata.
Tutto ha inizio tre anni fa, quando Andrea frequentava la terza elementare in via Manzoni. Il bambino, nel quale inizia a emergere quello che poi sarà riconosciuto come autismo, con forti tratti oppositivi che possono sfociare in reazioni violente, e iperattività diventa giorno dopo giorno sempre più difficile che gestire. E il “sistema”, in assenza di una diagnosi ufficiale, si chiude in difesa.
I primi problemi. I genitori di Andrea vengono convocati e invitati, quasi quotidianamente, a ritirare il figlio in anticipo. Le altre famiglie vengono informate del disturbo che Andrea reca. Lo descrivono come pericoloso e lo isolano progressivamente. La situazione diventa presto insostenibile, e i genitori decidono di trasferirlo, tra non poche difficoltà, in via Bottego dove finisce l’anno e viene promosso.
Nel mentre arriva dai servizi sanitari la diagnosi di autismo e si decide di applicare l’articolo 3 comma 1 dalla legge 104, che prevede la presenza a scuola di un insegnante di sostegno per 11 ore settimanali. Troppo poco per Andrea che, complice le difficoltà di integrazione, peggiora. Con i genitori che presentano ricorso per ottenere il comma 3: 22 ore di sostegno e affiancamento continuo.
La diagnosi negata. Nel mentre l’anno in via Bottego ricomincia. E, visto l’accompagnamento non sufficiente, la situazione degenera. Riprendono le telefonate ai genitori per chiedere di venire a prendere prima il ragazzo. Le riunioni con le altre famiglie, l’isolamento, le accuse di scarsa preparazione e pericolosità. Il ragazzo accumula 87 ore di assenza. Alla fine la pressione del “sistema” diventa di nuovo soffocante. Le famiglie dei compagni di Andrea minacciano di ritirare i figli se il bambino continuerà a frequentare. E hanno la meglio: da aprile il ragazzino rimane a casa. Ma viene comunque promosso in quinta.
La caccia. I genitori di Andrea riprendono la “caccia”. Chiedono ai plessi scolastici del circondario, dietro consiglio del medico e del neuropsichiatria infantile del Brotzu di Cagliari che segue il bambino. Riprovano a contattare la dirigente di via Manzoni, che si rifiuta da riceverli. Tornano in via Bottego ma gli viene proposto di spostare il bambino nelle troppo lontane Bancali o Palmadula.
A casa. Alla fine la soluzione si trova: via Gennargentu. La richiesta viene accolta, con l’informativa che il ragazzo ha problemi neurologici. Ma dopo tre giorni di lezione il copione di ripete: un’insegnante appena arrivata non è informata. Affronta il ragazzo redarguendolo per la scarsa preparazione e mettendogli una nota. Il ragazzo esplode e l’insegnate convoca i genitori per dire che è maleducato, pericoloso. Tutto rapidamente crolla. E Andrea, il 25 settembre, viene di nuovo ritirato. E aspetta a casa l’ennesima salvifica soluzione.
L’attesa. Nel mentre matura (e sembra vicino all’accoglimento) il ricorso dei genitori al tribunale, nel quale rivendicando il riconoscimento del comma 3 della 104 che gli darebbe diritto ad avere sostegno per 24 ore settimanali, e accompagnamento. Il dirigente scolastico provinciale si dice pronto ad attivare i protocolli necessari per nominare gli insegnati di sostegno per permettergli di riprendere a frequentare.
Quanto ci vorrà a far questo è difficile capirlo. Nel mentre Andrea aspetta a casa, senza più speranza di trovare nella scuola alcuna risposta, se non l’ennesima promozione che gli permetta di diventare il problema di qualcun altro.
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