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Sassari

Ex Isola, artigianato e gioielli: un tesoro in un capannone

di Silvia Sanna
Ex Isola, artigianato e gioielli: un tesoro in un capannone

Collezioni Tavolara e Cocco: il patrimonio da 4 milioni giace in un ex ospedale. L’istituto nato per promuovere il lavoro artigiano è stato soppresso nel 2006. Bando flop per valorizzare i centri pilota

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SASSARI. Imbustati e catalogati ci sono 49 anni di storia e circa 4 milioni di euro. Il patrimonio dell’ex Isola giace da 11 anni nel deposito di un ex ospedale alla periferia di Sassari. Dal letargo profondo si risveglia solo per le grandi occasioni, quando c’è da mostrare la sua bellezza in pubblico. Poi ritorna nel capannone, sotto l’occhio attento della vigilanza che tiene alla larga curiosi e malintenzionati. Lì dentro ci sono i gioielli della collezione Cocco e le ceramiche, gli arazzi, i tappeti e gli oggetti di artigianato artistico di Eugenio Tavolara.

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Fine di un sogno. È la storia di un sogno interrotto, quella dell’ex Isola: l’Istituto sardo per l’organizzazione del lavoro artigiano, nato nel 1957, è stato soppresso nel 2006. Il motivo: costava troppo ed era diventato un carrozzone politico. Ma il suo ruolo – questo il proposito – era prezioso e non doveva essere perso. Non è andata così. Perché nonostante le buone intenzioni, sono pochissimi gli spazi espositivi dove i tesori dell’artigianato artistico possono essere ammirati e acquistati: resiste quello di via Bacaredda a Cagliari, mentre ha avuto vita breve quello di Porto Cervo (riaperto dopo anni nel 2015 e chiuso la stagione successiva). Stessa sorte per gli spazi Isola a Milano e a Berlino. Qualcosa dovrebbe cambiare presto, quando la collezione Tavolara troverà posto nell’omonimo padiglione all’interno dei giardini pubblici di Sassari. I lavori sono conclusi ma il taglio del nastro è ancora rimandato.


Il bando. Nel frattempo, la Regione ha provato a dare nuova vita ai 18 ex centri pilota Isola: si tratta di spazi – in alcuni casi molto estesi – a suo tempo individuati per promuovere le varie forme di artigianato: dalla tessitura alla ceramica, dal rame all’arte della cestineria. Il bando, da 40 milioni di euro, non ha avuto però un grande successo. Eppure l’occasione offerta era straordinaria: gli spazi degli ex centri pilota affidati in concessione gratuita ai Comuni o alle Unioni dei Comuni con un unico vincolo, quello di utilizzarli per continuare a promuovere l’artigianato , realizzare centri di aggregazione dell’offerta, favorire la nascita di nuove attività imprenditoriali da parte di artisti intenzionati a valorizzare l’immagine della Sardegna e a tramandarne le arti più antiche. Tra i 18 ex centri pilota distribuiti in altrettanti Comuni, solo una parte rispose all’appello e solo pochissimi presentarono progetti ritenuti validi dalla commissione. Appena quattro quelli finanziati ,tre quelli attivati. Della grande torta di 40 milioni di euro, ne sono stati spesi quasi quattro.

I progetti. A essere scelti sono stati i progetti presentati dai comuni di Sinnai, Atzara e Tonara, Assemini e Villanova Monteleone. Tra questi ad aggiudicarsi il finanziamento più consistente è stato il progetto di Atzara e Tonara: quasi due milioni di euro per riqualificare gli spazi e utilizzarli per ospitare il museo delle tradizioni ed esposizioni di prodotti tipici. Ma alla commissione giudicante era piaciuta anche l’idea di organizzare attività sportive, come il tiro a segno. Il progetto è stato realizzato solo in parte: lo spazio di Tonara ospita la sede delle associazioni. Niente da fare neanche a Sinnai dove in cantiere c’erano una biblioteca e uno spazio per convegni e formazione professionale. Quasi 550mila gli euro a disposizione: mai spesi. Via libera invece ad Assemini – poco più di 1 milione di euro – e Villanova Monteleone – 278mila euro –: in entrambi i casi si promuove l’artigianato con vendita dei prodotti. Poco o nulla rispetto all’immenso patrimonio ex Isola. Che aspetta di essere tirato fuori dal deposito in cui è nascosto.
 

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