Addio a Nino Loi, una vita da sardista

SASSARI. Il suo ultimo intervento, solo pochi giorni fa, era dedicato al caso Catalogna. «Perché il problema è politico – scriveva – e il dialogo ed il confronto sono gli strumenti della politica». E...

SASSARI. Il suo ultimo intervento, solo pochi giorni fa, era dedicato al caso Catalogna. «Perché il problema è politico – scriveva – e il dialogo ed il confronto sono gli strumenti della politica». E in quelle righe c’è tutta l’essenza di Nino Loi, scomparso domenica sera, a 75 anni, dopo un anno e mezzo di fiera lotta con la malattia. Fiera come una vita vissuta con la schiena dritta. Accompagnata, oltre che dal suo lavoro di bancario e dalla sua amatissima famiglia, da una passione politica che gli ardeva dentro come un fuoco.

Sardista, da sempre. La prima tessera fatta da ragazzo, conquistato dalla lotta che in quegli anni Titino Melis portava avanti per la sopravvivenza del partito. Una delle storie che più amava raccontare, a chi aveva la fortuna di starlo ad ascoltare. E non erano certo le storie da raccontare che mancavano a Nino Loi che, lucido fino agli ultimi momenti, poteva pescare a piene mani in una vita in prima linea. Commissario cittadino, segretario della federazione della Gallura, membro della delegazione nazionale, ma soprattutto militante, presente in ogni battaglia e, spesso, voce fuori dai facili cori.

«La lealtà di Nino era fuori da ogni discussione – ricorda Giacomo Sanna –. Lui si è sempre battuto per quello in cui credeva, senza compromessi, senza prebende. Senza chiedere altro in cambio che il diritto di dire come la pensava. E soprattutto sempre dentro il partito, anche quando la pensava diversamente, anche quando era in minoranza. Un esempio di militanza, di cui i più giovani dovrebbero fare tesoro».

Ed è proprio ai giovani che Nino Loi guardava con enorme affetto. A cui, nonostante i suoi piedi ben radicati nella storia, rivolgeva le sue attenzioni e le sue preoccupazioni. Limitato dalla malattia, che lo aveva colto un anno e mezzo fa, lui che era uno che diceva che per far politica bisognava consumare le suole delle scarpe, aveva imparato ad usare facebook. E da quella finestra, fino agli ultimi giorni della sua vita, ha continuato a spiegare, raccontare, lamentarsi, sognare. Da sardista. Da sempre, per sempre. (g.bua)

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