La Nuova Sardegna

Sassari

Spiraglio per gli operai ex Ati Ifras

di Vincenzo Garofalo

Il Comune ha un piano per assicurare 50 assunzioni nei cantieri del lago di Baratz

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SASSARI. Si riaccende la speranza per i sessanta lavoratori del Parco geominerario della Sardegna, tutti della provincia di Sassari, che rischiano di restare fuori dall’accordo per il reimpiego siglato la scorsa settimana da Regione, sindacati, Geoparco e gli altri enti coinvolti. Il Comune ha rispedito agli uffici regionali i quattro progetti per il ricollocamento di circa cinquanta lavoratori, progetti esclusi dall’accordo a causa della ingiustificabile distrazione della struttura comunale. In più martedì prossimo arriverà in città il commissario del Geoparco, Tarciso Agus, che farà un sopralluogo all’Argentiera e negli altri siti individuati da Palazzo Ducale come sede dei piani di reimpiego degli ex Ati Ifras. Le soluzioni proposte dal Comune dovrebbero assicurare una cinquantina di assunzioni in cantieri che dovrebbero essere attivati al lago di Baratz, per la forestazione di aree incolte, per realizzare sentieri naturalistici nella Nurra e per tenere in stato di grazia gli ingressi alle varie zone del parco e per la manutenzione delle antiche strutture in uso alla vecchia miniera dell’Argentiera. Per i lavoratori si tratta finalmente di una buona notizia: da 11 giorni un gruppo di loro occupa con una tenda e uno striscione il tetto del Duomo. I progetti del Comune erano già stati presentati alla fine del 2016 e approvati dalla Giunta regionale con una delibera del marzo 2017, ma sono stati esclusi dall’accordo siglato la settimana scorsa alla Regione con l’assessore agli Affari generali, i sindacati e tutti gli enti coinvolti. Questo perché la Regione a maggio aveva convocato il Comune a Cagliari per ridiscutere i progetti in vista della pubblicazione di un nuovo bando che avrebbe annullato i precedenti.

A Palazzo Ducale il messaggio inviato con posta elettronica certificata dalla Regione, non è mai stato aperto e i progetti del Comune sono quindi decaduti, come se non fossero mai stati presentati. Sulla mancata risposta del Comune alla convocazione della Regione, è in corso una indagine interna dell’amministrazione, in man o al direttore generale, che potrebbe chiudersi con una sanzione per il dirigente responsabile della grave dimenticanza.

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