Il vescovo: «Uniti per battere la crisi»
di Giovanni Bua
Gian Franco Saba si rivolge alla comunità: «Apriamo un tavolo permanente per elaborare soluzioni condivise»
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Un tavolo congiunto da mettere in piedi con tutte le forze sociali e le istituzioni, che diventi laboratorio permanente di riflessione e di elaborazione di proposte condivise. Un patto da condividere uniti, al servizio di una città al plurale, che coinvolga progressivamente anche il territorio della diocesi. Un approccio creativo e innovativo ai problemi, e al modo di risolverli. Che metta al centro accoglienza e solidarietà. Ascolto, a partire dalla porta accanto, che è sempre più grande e aperta sul mondo.
Cita papa Francesco e Paolo VI, la vita di San Nicola e il filosofo francese Jacques Derrida con le sue “memorie di cieco”. Parla alla comunità cattolica, ma soprattutto alla comunità, e alle forze sociali che la rappresentano. È molto più di un’omelia quella che ieri sera l’arcivescovo Gian Franco Saba ha fatto durante messa pontificale in onore del patrono San Nicola. È una “lettera” che il monsignore olbiese, insediatosi poco più di due mesi fa, ha voluto leggere in un Duomo gremito dai canonici del capitolo cattedrale, dai sacerdoti della città, dai gremianti e da tanti rappresentanti delle istituzioni politiche e militari del territorio. Ma soprattutto da tanti cittadini, affezionati alla suggestiva cerimonia dell'estrazione della dote di San Nicola per le future e giovani spose.
Un’occasione ricca di sacralità ma anche di tradizione, che l’arcivescovo ha scelto per inviare un segnale chiaro, e per certi versi molto “civico” alla comunità sassarese. Un invito «rivolto alla chiesa, ma anche a tutti quelli che si occupano del bene comune». Declinato con parole d’ordine universali. Che partendo dalla carità «silenziosa e discreta», come fu quella di San Nicola, e promuovendo il dialogo «non orgoglioso, pacifico e amichevole», come chiedeva Paolo VI, si muova «un passo dopo l’altro, con creatività e innovazione», come predica papa Francesco, riempiendosi, come chiedeva Derrida, gli occhi di lacrime che aiutano a vedere.
Un invito chiaro, prima di tutto all’accoglienza. «Perché la carità parte dalla porta accanto. E questa porta è sempre più grande, e aperta sul mondo». Ma anche alla «promozione di una spiritualità ecologica, che ci trasformi in artigiani di una cultura che non crea scarti». Un monito a «non trattenere ciò che può essere investito in modo produttivo e innovativo». Un esortazione a mettere in campo sempre «il massimo dell’energia e delle risorse per favorire la crescita libera delle persone in particolare delle fasce più deboli, investire sui giovani e i ragazzi sopratutto in cultura e formazione, sostenere l’affanno delle famiglie, che faticano a concludere la giornata». Un appello a «sporcarci le mani, per fare la carità, per aiutare le persone a vivere con dignità».
Un programma, insomma, da portare avanti prima di tutto nella chiesa, ma che Gian Franco Saba ribadisce in più occasioni di voler allargare a «tutte le forze sociali».
«Stiamo vivendo una profonda transizione culturale – ha chiuso l’arcivescovo della chiesa turritana – che sta facendo molte vittime. Anche tra persone che prima stavano bene, e che ora sperimentano una decadenza che sembra insopportabile. Uniti possiamo fare qualcosa, perché alla fine nulla succede per caso o per disgrazia. E l’uomo può e deve essere l’artefice costruttivo del proprio destino».
Cita papa Francesco e Paolo VI, la vita di San Nicola e il filosofo francese Jacques Derrida con le sue “memorie di cieco”. Parla alla comunità cattolica, ma soprattutto alla comunità, e alle forze sociali che la rappresentano. È molto più di un’omelia quella che ieri sera l’arcivescovo Gian Franco Saba ha fatto durante messa pontificale in onore del patrono San Nicola. È una “lettera” che il monsignore olbiese, insediatosi poco più di due mesi fa, ha voluto leggere in un Duomo gremito dai canonici del capitolo cattedrale, dai sacerdoti della città, dai gremianti e da tanti rappresentanti delle istituzioni politiche e militari del territorio. Ma soprattutto da tanti cittadini, affezionati alla suggestiva cerimonia dell'estrazione della dote di San Nicola per le future e giovani spose.
Un’occasione ricca di sacralità ma anche di tradizione, che l’arcivescovo ha scelto per inviare un segnale chiaro, e per certi versi molto “civico” alla comunità sassarese. Un invito «rivolto alla chiesa, ma anche a tutti quelli che si occupano del bene comune». Declinato con parole d’ordine universali. Che partendo dalla carità «silenziosa e discreta», come fu quella di San Nicola, e promuovendo il dialogo «non orgoglioso, pacifico e amichevole», come chiedeva Paolo VI, si muova «un passo dopo l’altro, con creatività e innovazione», come predica papa Francesco, riempiendosi, come chiedeva Derrida, gli occhi di lacrime che aiutano a vedere.
Un invito chiaro, prima di tutto all’accoglienza. «Perché la carità parte dalla porta accanto. E questa porta è sempre più grande, e aperta sul mondo». Ma anche alla «promozione di una spiritualità ecologica, che ci trasformi in artigiani di una cultura che non crea scarti». Un monito a «non trattenere ciò che può essere investito in modo produttivo e innovativo». Un esortazione a mettere in campo sempre «il massimo dell’energia e delle risorse per favorire la crescita libera delle persone in particolare delle fasce più deboli, investire sui giovani e i ragazzi sopratutto in cultura e formazione, sostenere l’affanno delle famiglie, che faticano a concludere la giornata». Un appello a «sporcarci le mani, per fare la carità, per aiutare le persone a vivere con dignità».
Un programma, insomma, da portare avanti prima di tutto nella chiesa, ma che Gian Franco Saba ribadisce in più occasioni di voler allargare a «tutte le forze sociali».
«Stiamo vivendo una profonda transizione culturale – ha chiuso l’arcivescovo della chiesa turritana – che sta facendo molte vittime. Anche tra persone che prima stavano bene, e che ora sperimentano una decadenza che sembra insopportabile. Uniti possiamo fare qualcosa, perché alla fine nulla succede per caso o per disgrazia. E l’uomo può e deve essere l’artefice costruttivo del proprio destino».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
