«Tempo e fonti di reddito» ecco la ricetta del sindaco
Il primo cittadino di Sorso si dice fiducioso nonostante le difficoltà «Più limitazioni ci sono, più difficile diventa avere una gestione remunerativa»
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SORSO. Il problema della coop che gestisce lo stagno di Platamona è soprattutto di tipo economico. Il sindaco di Sorso però è fiducioso. «L’indipendenza economica può essere fattibile – dice –. Secondo me ci vuole tempo, non è semplice perché ci vogliono fonti di reddito. Non so quello che si potrebbe incamerare e se si possono coprire costi di gestione. L’utilizzo delle canoe e del punto ristoro era stato inizialmente autorizzato e poi bocciato. È chiaro più limitazioni ci sono e più difficile diventa avere una gestione remunerativa».
C’è un altro pilastro del progetto dello stagno di Platamona che pare aver retto bene alla prova della gestione. Si tratta dell’idea di cantiere aperto proposta dalla coop Andalas e recepita dal Comune nel 2009. I patti prevedevano che i servizi sociali avrebbero avviato a lavoro nello stagno una serie di persone svantaggiate. Forza lavoro che sarebbe servita per concretizzare i progetti personalizzati e contemporaneamente avere manodopera che potesse prendersi cura del compendio naturalistico. All’Andalas però sostengono di aver visto arrivare nessuno dal Comune.
«È stato fatto quello che era nelle intenzioni dell’amministrazione e della coop – precisa il sindaco – e anche più di quello che era previsto. Tutti i progetti di inserimento, come quelli della Fondazione per il sud, sono stati deliberati dalla giunta e abbiamo presentato noi le proposte. Se in futuro ci sarà bisogno di intervenire perché non ci sono più detenuti o finiscono i soldi della fondazione, e se non ci dovessero finanziare il bando Life, allora faremo un ragionamento differente con i servizi sociali. Fino a oggi sembra che le cose siano andate abbastanza bene».
La chiave del rilancio dello stagno dovrà passare necessariamente dalle azioni previste nel piano di gestione della Zsc, approvato dai Comuni di Sorso, Sassari e Porto Torres, ma rimasto al palo. Pare però che i rapporti tra gli enti siano buoni. E a breve potrebbe arrivare qualche novità.
«L’interlocuzione c’è – dice ancora Morghen –. La facciamo costantemente con la rete metropolitana. Ne abbiamo parlato anche nelle ultime riunioni e con la programmazione territoriale stiamo facendo progetti che coinvolgono lo stagno. Nell’ultima riunione si è tenuto il tavolo tecnico con i dirigenti regionali e abbiamo messo in campo diverse cose che dovremmo concretizzare a breve».
La sensazione è che per avere un futuro lo stagno continuerà a dipendere dai finanziamenti pubblici ancora a lungo. Anche se il primo cittadino è convinto che anche la riqualificazione di Platamona potrebbe incidere positivamente. «La Regione dovrebbe fare di più – conclude il sindaco – bisognerebbe dare un occhio di riguardo a queste zone. Da parte nostra, l’intervento che stiamo attuando sulla fascia costiera è fondamentale, e anche l’affidamento del lido Iride va nella stessa ottica. Si sta ripartendo. Le offerte non sono arrivate per caso, visto che oggi c’è una strada rinnovata, l’area di Platamona è stata rimessa in sesto e non è più abbandonata come gli anni scorsi. Tutte queste cose consentono che tutta l’area venga valorizzata, anche lo stagno». (sal.san.)
C’è un altro pilastro del progetto dello stagno di Platamona che pare aver retto bene alla prova della gestione. Si tratta dell’idea di cantiere aperto proposta dalla coop Andalas e recepita dal Comune nel 2009. I patti prevedevano che i servizi sociali avrebbero avviato a lavoro nello stagno una serie di persone svantaggiate. Forza lavoro che sarebbe servita per concretizzare i progetti personalizzati e contemporaneamente avere manodopera che potesse prendersi cura del compendio naturalistico. All’Andalas però sostengono di aver visto arrivare nessuno dal Comune.
«È stato fatto quello che era nelle intenzioni dell’amministrazione e della coop – precisa il sindaco – e anche più di quello che era previsto. Tutti i progetti di inserimento, come quelli della Fondazione per il sud, sono stati deliberati dalla giunta e abbiamo presentato noi le proposte. Se in futuro ci sarà bisogno di intervenire perché non ci sono più detenuti o finiscono i soldi della fondazione, e se non ci dovessero finanziare il bando Life, allora faremo un ragionamento differente con i servizi sociali. Fino a oggi sembra che le cose siano andate abbastanza bene».
La chiave del rilancio dello stagno dovrà passare necessariamente dalle azioni previste nel piano di gestione della Zsc, approvato dai Comuni di Sorso, Sassari e Porto Torres, ma rimasto al palo. Pare però che i rapporti tra gli enti siano buoni. E a breve potrebbe arrivare qualche novità.
«L’interlocuzione c’è – dice ancora Morghen –. La facciamo costantemente con la rete metropolitana. Ne abbiamo parlato anche nelle ultime riunioni e con la programmazione territoriale stiamo facendo progetti che coinvolgono lo stagno. Nell’ultima riunione si è tenuto il tavolo tecnico con i dirigenti regionali e abbiamo messo in campo diverse cose che dovremmo concretizzare a breve».
La sensazione è che per avere un futuro lo stagno continuerà a dipendere dai finanziamenti pubblici ancora a lungo. Anche se il primo cittadino è convinto che anche la riqualificazione di Platamona potrebbe incidere positivamente. «La Regione dovrebbe fare di più – conclude il sindaco – bisognerebbe dare un occhio di riguardo a queste zone. Da parte nostra, l’intervento che stiamo attuando sulla fascia costiera è fondamentale, e anche l’affidamento del lido Iride va nella stessa ottica. Si sta ripartendo. Le offerte non sono arrivate per caso, visto che oggi c’è una strada rinnovata, l’area di Platamona è stata rimessa in sesto e non è più abbandonata come gli anni scorsi. Tutte queste cose consentono che tutta l’area venga valorizzata, anche lo stagno». (sal.san.)
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