Se i migranti salvano le nostre squadre di calcio
Manolo Cattari
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Una partita dello StintinoL'OPINIONE - Sempre meno ragazzi italiani hanno voglia di sudare dietro al pallone. E così l’under 18 dello Stintino è stata integrata con gli ospiti del centro di accoglienza di Lu Bagnu
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Federico, Lamin, Giovanni, Yannick, Alessio, Salvatore, Famara, Mohamed, Yuri, Saikou, Nicolò, Moustapha, Mario, Kemoko, Marco, Abdou, Gabriele, Karim, Riccardo, Festus, Edoardo e Lamarana sono i giocatori dello Stintino under 18 e militano nel campionato Juniores Figc. È sempre più difficile trovare giovani che abbiamo voglia di faticare e sudare sui campi da calcio e quest'anno lo Stintino (con prima squadra in Eccellenza) rischiava di non avere i numeri per poter affrontare il campionato under 18; invece la rosa è forte e numerosa. Vengono da Stintino, Sorso, Nigeria, Ittiri, Sassari, Porto Torres, Costa d’Avorio, Senegal, Guinea, Gambia e Camerun. Sono la sintesi sportiva di come stiamo cambiando.
Il mercoledì quando si allenano tutti insieme il colpo d’occhio è notevole: davanti a mister Mario Ruiu mezza squadra è bianca e l’altra metà nera. Tra loro scherzano, si aiutano e giocano. Nel gruppo whatsapp scherzano tra loro sugli errori della scrittura in italiano: mister a volte diventa misti o mista e ci vuole tempo per capire la coniugazione dei verbi.
È il risultato di un percorso ancora in divenire iniziato 10 mesi fa quando il centro d’accoglienza di Lu Bagnu-Baja Sunaiola, gestito dalla cooperativa Ecoservice-La Luna, ha deciso di investire sullo sport per cercare di affrontare gli scontri all’ordine del giorno tra gli stessi ospiti. Per questo è stato contattato mister Mario: i ragazzi già giocavano a calcio, ma spesso uno contro l’altro in scontri etnici, senza riconoscersi in una squadra. «La prima cosa è stata spiegare le regole e applicare le sanzioni previste a chi non le rispettava; inizialmente nelle partite capitava un po' di tutto. Ad esempio, quando la palla era lontana, alcuni si sedevano per terra, altri andavano via durante la partita. Addirittura qualcuno una volta ha pure urinato in campo – mi racconta il mister –. Giocavano senza le minime attrezzature, a volte neanche le scarpe, una specie di via di mezzo tra anticalcio, pallamano e rugby con l' ausilio dei muri o delle reti». Ma la voglia di uscire dal campo è tanta e le occasioni no. Lo sport può essere un grande volano. È la strada dell’inclusione, dell’incontro e della valorizzazione della diversità. La fusione con lo Stintino segue la logica della ricchezza dell’incontro che arricchisce entrambi. D’altronde come si dice? I problemi vanno affrontati insieme, da soli si chiamano guai. Tra l’altro in questo caso la soluzione è un tutto che è più della somma delle parti che lo compongono. Più forte del pregiudizio, delle paure e degli stereotipi. Lo Stintino vuole una squadra che militi nel campionato under 18 e un vivaio importante per la prima squadra, mentre i ragazzi del centro di Lu Bagnu un sogno sportivo da inseguire. Dopo 10 mesi di lavoro su regole, schemi e tanta corsa oggi dieci ragazzi africani e altrettanti nostrani sono lo Stintino under 18.
Giocarci contro è una bella sfida e una festa dell’inclusione. La maggior parte delle partite si conclude pacificamente, con una stretta di mano, un saluto e alla prossima sfida, a volte con gli applausi. Altre volte, ancora oggi, non mancano purtroppo gli insulti razzisti dagli spalti ed in campo. Parole come “scimmia”, “negro” e “banana” rovinano la festa e sono il segnale che il lavoro da fare sull’inclusione è ancora lungo. Ma lo Stintino non molla e porta avanti il messaggio che un altro modo/mondo è possibile. I ragazzi sono ormai una squadra, si consolano, si supportano tra loro e si fanno forza.
L’obiettivo è quello di portare qualcuno di questi giocatori alla prima squadra, nel frattempo i risultati ottenuti fino ad ora ci dicono che contro lo Stintino non si vince facile e si cresce tanto.
Il mercoledì quando si allenano tutti insieme il colpo d’occhio è notevole: davanti a mister Mario Ruiu mezza squadra è bianca e l’altra metà nera. Tra loro scherzano, si aiutano e giocano. Nel gruppo whatsapp scherzano tra loro sugli errori della scrittura in italiano: mister a volte diventa misti o mista e ci vuole tempo per capire la coniugazione dei verbi.
È il risultato di un percorso ancora in divenire iniziato 10 mesi fa quando il centro d’accoglienza di Lu Bagnu-Baja Sunaiola, gestito dalla cooperativa Ecoservice-La Luna, ha deciso di investire sullo sport per cercare di affrontare gli scontri all’ordine del giorno tra gli stessi ospiti. Per questo è stato contattato mister Mario: i ragazzi già giocavano a calcio, ma spesso uno contro l’altro in scontri etnici, senza riconoscersi in una squadra. «La prima cosa è stata spiegare le regole e applicare le sanzioni previste a chi non le rispettava; inizialmente nelle partite capitava un po' di tutto. Ad esempio, quando la palla era lontana, alcuni si sedevano per terra, altri andavano via durante la partita. Addirittura qualcuno una volta ha pure urinato in campo – mi racconta il mister –. Giocavano senza le minime attrezzature, a volte neanche le scarpe, una specie di via di mezzo tra anticalcio, pallamano e rugby con l' ausilio dei muri o delle reti». Ma la voglia di uscire dal campo è tanta e le occasioni no. Lo sport può essere un grande volano. È la strada dell’inclusione, dell’incontro e della valorizzazione della diversità. La fusione con lo Stintino segue la logica della ricchezza dell’incontro che arricchisce entrambi. D’altronde come si dice? I problemi vanno affrontati insieme, da soli si chiamano guai. Tra l’altro in questo caso la soluzione è un tutto che è più della somma delle parti che lo compongono. Più forte del pregiudizio, delle paure e degli stereotipi. Lo Stintino vuole una squadra che militi nel campionato under 18 e un vivaio importante per la prima squadra, mentre i ragazzi del centro di Lu Bagnu un sogno sportivo da inseguire. Dopo 10 mesi di lavoro su regole, schemi e tanta corsa oggi dieci ragazzi africani e altrettanti nostrani sono lo Stintino under 18.
Giocarci contro è una bella sfida e una festa dell’inclusione. La maggior parte delle partite si conclude pacificamente, con una stretta di mano, un saluto e alla prossima sfida, a volte con gli applausi. Altre volte, ancora oggi, non mancano purtroppo gli insulti razzisti dagli spalti ed in campo. Parole come “scimmia”, “negro” e “banana” rovinano la festa e sono il segnale che il lavoro da fare sull’inclusione è ancora lungo. Ma lo Stintino non molla e porta avanti il messaggio che un altro modo/mondo è possibile. I ragazzi sono ormai una squadra, si consolano, si supportano tra loro e si fanno forza.
L’obiettivo è quello di portare qualcuno di questi giocatori alla prima squadra, nel frattempo i risultati ottenuti fino ad ora ci dicono che contro lo Stintino non si vince facile e si cresce tanto.
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