Rsa Manai, chiusura vicina ma silenzio sulle alternative
di Emidio Muroni
Il consigliere Daniele Cocco (Mdp) chiede alla Regione di intervenire «Devono essere assicurati la cura dei pazienti e il lavoro al personale»
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BONORVA. Dopo una prima reazione di preoccupazione e sgomento seguita alla notizia, che al momento sembrava irrevocabile, della decisione da parte dell’Assl di Sassari, della chiusura, programmata per il prossimo 18 gennaio 2018, della sede locale della rsa, (residenza locale assistita), che occupa l’intero primo piano dell’ex Ospedale Manai, non si sono avute novità sulla destinazione della importante struttura sanitaria.
Sulla paventata chiusura della struttura e sulla tenuta dei livelli occupazionali presso tutte le strutture residenziali terapeutico riabilitative afferenti al Dipartimento di Salute Mentale della Assl di Sassari è intervenuto, con un’interrogazione, con richiesta di risposta scritta, al presidente Pigliaru, Daniele Cocco, consigliere regionale del gruppo Mdp. Il consigliere ha riaperto una vertenza che sembrava ormai sopita ma che evidentemente era presente non solo nell’agenda dei sindacati Cgil Fp, Cisl Fp e Uil Fpl, piuttosto preoccupati per il mantenimento dei posti di lavoro e per l'ulteriore chiusura di presidi sanitari nel territorio. In precedenza c’erano stati degli incontri di lavoro che avevano visto al tavolo della discussione da una parte il sindaco Massimo D’Agostino, il suo vice, Aldo Salaris, il presidente del distretto sanitario Gianfranco Soletta, e alcuni rappresentanti sindacali, e dall’altra il rirettore dell'Azienda e responsabili del Centro di Salute Mentale, Pintor e Pittalis. Nel corso degli incontri era emersa la difficoltà economica da parte dell’azienda di rispondere in modo positivo e adeguato a quanto rilevato, nel corso di un sopralluogo effettuato nel mese di luglio, dai carabinieri del Nas e la richiesta del risanamento di alcuni problemi di natura strutturale e logistica nei locali della “Casa Manai”, allocata al primo piano dell’ex ospedale Manai. Problemi che avrebbero consigliato la chiusura della struttura anche per, come hanno spiegato gli psichiatri, la necessità di apportare un aggiornamento della strategia terapeutica per questo tipo di pazienti. I sindacati avevano rivendicato la necessità di trovare soluzioni alternative e osservato che l’azienda, pur conoscendo già le problematiche esistenti, non aveva mai fatto nulla per porvi rimedio ed era comunque importante la tutela occupazionale. Erano state fatte diverse proposte operative e il dottor Pintor e i suoi collaboratori avevano osservato che in tempi brevi sarebbe stato elaborato un piano per lo studio approfondito delle diverse situazioni riguardanti sia i malati sia il personale. Daniele Cocco ha evidenziato la necessità di «garantire un’adeguata assistenza ad un rilevante numero di pazienti psichiatrici attualmente in carico e, al contempo, il mantenimento dei livelli occupazionali a tutela del posto di lavoro dei 22 dipendenti attualmente impiegati». E chiede al presidente Pigliaru «di sapere quali iniziative intenda assumere la Regione per garantire un’adeguata assistenza ai pazienti e i posti di lavoro del personale impiegato».
Sulla paventata chiusura della struttura e sulla tenuta dei livelli occupazionali presso tutte le strutture residenziali terapeutico riabilitative afferenti al Dipartimento di Salute Mentale della Assl di Sassari è intervenuto, con un’interrogazione, con richiesta di risposta scritta, al presidente Pigliaru, Daniele Cocco, consigliere regionale del gruppo Mdp. Il consigliere ha riaperto una vertenza che sembrava ormai sopita ma che evidentemente era presente non solo nell’agenda dei sindacati Cgil Fp, Cisl Fp e Uil Fpl, piuttosto preoccupati per il mantenimento dei posti di lavoro e per l'ulteriore chiusura di presidi sanitari nel territorio. In precedenza c’erano stati degli incontri di lavoro che avevano visto al tavolo della discussione da una parte il sindaco Massimo D’Agostino, il suo vice, Aldo Salaris, il presidente del distretto sanitario Gianfranco Soletta, e alcuni rappresentanti sindacali, e dall’altra il rirettore dell'Azienda e responsabili del Centro di Salute Mentale, Pintor e Pittalis. Nel corso degli incontri era emersa la difficoltà economica da parte dell’azienda di rispondere in modo positivo e adeguato a quanto rilevato, nel corso di un sopralluogo effettuato nel mese di luglio, dai carabinieri del Nas e la richiesta del risanamento di alcuni problemi di natura strutturale e logistica nei locali della “Casa Manai”, allocata al primo piano dell’ex ospedale Manai. Problemi che avrebbero consigliato la chiusura della struttura anche per, come hanno spiegato gli psichiatri, la necessità di apportare un aggiornamento della strategia terapeutica per questo tipo di pazienti. I sindacati avevano rivendicato la necessità di trovare soluzioni alternative e osservato che l’azienda, pur conoscendo già le problematiche esistenti, non aveva mai fatto nulla per porvi rimedio ed era comunque importante la tutela occupazionale. Erano state fatte diverse proposte operative e il dottor Pintor e i suoi collaboratori avevano osservato che in tempi brevi sarebbe stato elaborato un piano per lo studio approfondito delle diverse situazioni riguardanti sia i malati sia il personale. Daniele Cocco ha evidenziato la necessità di «garantire un’adeguata assistenza ad un rilevante numero di pazienti psichiatrici attualmente in carico e, al contempo, il mantenimento dei livelli occupazionali a tutela del posto di lavoro dei 22 dipendenti attualmente impiegati». E chiede al presidente Pigliaru «di sapere quali iniziative intenda assumere la Regione per garantire un’adeguata assistenza ai pazienti e i posti di lavoro del personale impiegato».
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