La Nuova Sardegna

Sassari

I rifiuti del campo Rom abbandonati da mesi

di Gavino Masia

Le buste differenziate dai residenti formano una montagna al lato della strada «Nessuno viene a controllare, e qui siamo invasi dai topi e dalla sporcizia»

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PORTO TORRES. Da diversi mesi a fianco del campo sosta nomadi di via Ponte Pizzinnu sono presenti montagne di rifiuti - raccolti e differenziati per tipologia dagli stessi rom che hanno cominciato a recepire le direttive e a garantire quella collaborazione che in precedenza era mancata - che aspettano di essere ritirati da una ditta incaricata dall’amministrazione comunale.

«Il Comune dovrebbe prendere questi rifiuti che ci ha fatto differenziare diverso tempo fa - dicono i residenti del campo - e portarli via: ci avevano detto che dopo Natale sarebbe arrivato il camion con il “ragno” per fare piazza pulita, ma nonostante quanto avevano dichiarato è da mesi che non viene nessuno».

Nel campo sosta ora vivono sette famiglie e circa trenta persone, ma la situazione igienico-ambientale sta diventando insostenibile per la presenza di grossi ratti che si incuneano in catapecchie di legno marcio. «La situazione è critica perché non c’è alcun tipo di sicurezza da queste parti - dice un residente -, come invece esiste nelle altre proprietà pubbliche e private della città. Dal Comune non vengono mai a vedere in che condizioni sono i servizi igienici e sono da mesi che non fanno un sopralluogo per constatare com’è la situazione ambientale all’interno del campo».

Le casette in legno sono infatti a rischio crollo perché marce, e d’inverno non ci si può entrare dentro quando piove perché dai buchi entra acqua e ci sono bambini piccoli da accudire.

«I servizi sociali devono cercare di trovare una soluzione a queste criticità - aggiunge un altro residente -, perché siamo esseri umani come gli altri e non è più possibile vivere in questo modo. Anche l’altro giorno ho segnalato all’assessora che bisogna disinfestare questo campo e soprattutto passare la medicina per i topi, che continuano a scorrazzare in lungo e largo».

Sono dunque diminuite drasticamente le famiglie Rom in quel campo e, paradossalmente, sono aumentati i rifiuti da smaltire dopo l’incendio improvviso che era divampato la scorsa estate. In quella occasione le fiamme avevano distrutto due baracche, un camper e una vettura che erano parcheggiate proprio vicino alle piazzole. Il Comune aveva allora tamponato l’emergenza, perché nel perimetro erano rimasti diversi rifiuti speciali e gli uffici avevano individuato e impegnato le risorse necessarie allo smaltimento. Sono passati sette mesi da quell’incendio e gran parte dei rifiuti (comprese le baracche in legno distrutte) sono ancora depositate sul terreno poco lontano dal campo, ossia a lato della strada che porta al nuovo cimitero comunale di Ponte Pizzinnu. Questo tipo di problemi dovrebbero essere analizzati anche dal comitato di gestione del campo nomadi, ricostituito dopo sei anni, che tra i suoi compiti ha quello di sovrintendere alle attività dell’area dove è sorto il campo sosta. Un organismo tecnico-politico formato da consiglieri comunali, tecnici dei Servizi sociali e delegati della comunità Rom.

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