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Sassari

Porto Torres, l'abbandono del ponte romano: muore il simbolo di una città

di Gavino Masia
Il ponte romano di Porto Torres
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Il ponte romano di Porto Torres

Erbacce ovunque, manutenzioni negate e un restauro eseguito solo a metà. Servono 2 milioni di euro ma il progetto continua a non essere tra le priorità

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PORTO TORRES. Da qualche anno esiste solo l’impegno e la determinazione della Soprintendenza Arte e paesaggio di Sassari alla ricerca continua di finanziamenti che permettano di poter recuperare quanto prima i denari per il completamento dello scavo di restauro del Ponte Romano. L’Ente ha infatti inserito il monumento al primo posto della programmazione ministeriale relativa agli anni 2018-2020 – in attesa che venga formalizzata la graduatoria – ma nel frattempo la più grande opera pubblica costruita nel primo ventennio del I secolo dopo Cristo versa in uno stato di degrado e abbandono.

Erbacce che coprono una parte della vecchia pavimentazione riportata alla luce negli anni scorsi e alberi di fico selvatico che hanno le radici che affondano nella struttura del Ponte creando problemi alla stabilità. Per una città che vuole valorizzare i suoi vasti siti archeologici, offrendoli a turisti e visitatori provenienti da tutto il mondo, è necessario che chi governa si impegni concretamente a completare le opere incompiute e a renderle decorose sempre e comunque.

«La manutenzione ordinaria del monumento non è compito nostro – precisa la responsabile della sede locale della Soprintendenza, Gabriella Gasperetti –, perché si tratta di un bene vincolato di proprietà comunale, però lo controlliamo secondo quello che compete al nostro ufficio e ci stiamo adoperando da tempo per cercare trovare i finanziamenti necessari al completamento del restauro. Questo non vieta comunque all’amministrazione comunale di proporre un intervento».

Se mancano i fondi per cercare di riportare alla luce tutta la pavimentazione originaria del Ponte, criticità che va avanti da circa dieci anni, sarebbe almeno opportuno che la politica si faccia sentire nelle stanze che contano presentando un programma di interventi che puntino al rilancio del proprio patrimonio storico. Anche perché il progetto di restauro è stato approvato da tutti gli enti competenti in materia e attende ora solo il finanziamento per poter finalmente vedere l’inizio dei lavori su uno dei simboli della città che fa parte della viabilità pedonale urbana. Per le opere di restauro servirebbero circa 2 milioni di euro e nel contempo è necessario prevedere la risoluzione dei problemi dei sottoservizi. Soprattutto la rimozione del tubo in eternit della condotta idrica che alimenta le case presenti ad ovest del fiume, condotta forzata di acqua del diametro di 200 millimetri riportata alla luce dopo gli ultimi scavi, che rappresenta un potenziale pericolo per l’opera pubblica più antica dell’isola. «Abbiamo anche dato ai progettisti del Pit Fluviale (opera finanziata circa 16 anni fa, con una somma di 6 milioni e 700mila euro, per la difesa della città dalle inondazioni del rio Mannu) – aggiunge l’archeologa – gli elaborati necessari a correlare i loro interventi con quelli sul restauro del Ponte, in una ottica di collaborazione che prevede il riordino di tutta la zona». Una cooperazione a tutto raggio quella della Soprintendenza con gli altri Enti, dunque, affinché la vasta area che ruota attorno al Ponte Romano possa diventare, come si auspica da anni, una vera attrattiva per la comunità e per i visitatori.

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