Monteleone Roccadoria alla riscossa tra cultura ed ecoturismo
di Gabriella Grimaldi
Le strategie del piccolo paese per sopravvivere al pericolo di estinzione
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INVIATA A MONTELEONE. Negli anni Sessanta, quando i pastori della Gallura incassavano i milioni del principe Karim in cambio dei loro terreni a picco sul mare, il paesino di Monteleone Roccadoria, incastonato nelle vertiginose pareti rocciose affacciate sul lago Temo, ebbe anch’esso un momento di “gloria” perché, per uno scherzo di alcuni residenti, venne messo in vendita in blocco e meritò di comparire in un servizio semiserio realizzato nientemeno che dall’inviato della Rai. Sono volti antichi quelli che compaiono nell’incerto bianco e nero del filmato, persone disposte a stare al gioco con tutta la loro genuinità, ma parte di una comunità vivace e presente in paese.
Oggi il bianco e nero è scomparso e anzi, questo micropaese (102 abitanti appena, tra i Comuni più piccoli della Sardegna) che si raggiunge arrampicandosi fra stretti tornanti scavati nel tufo, è una bomboniera tinta di delicati colori pastello. Un gioiello dove le casette si affacciano su strade lastricate di pietre, la pulizia e l’ordine regnano ovunque, piante casalinghe e orticelli arricchiscono il panorama urbano, le due chiese (Sant’Antonio e Santo Stefano) sono piccoli capolavori e il cimitero, nella parte alta del villaggio medievale, sembra un giardino. Eppure, in una qualunque mattina d’inverno, il paese appare come disabitato. Nessuno in giro, neppure qualche vecchietta in chiesa. Il bar, unico locale pubblico è chiuso, così come il museo del pane, che però quando è aperto accoglie tutti i giorni tantissimi visitatori. Unico luogo dove ci sono segni di presenza umana è il municipio. Qui, con l’aiuto di due impiegate (una all’ufficio anagrafe) “regna” il sindaco Antonello Masala, eletto nel 2005 e oggi al suo terzo mandato. Nella testa i grandi sogni di quando occupò per la prima volta poltrona da primo cittadino: far coincidere l’abitato di Monteleone Roccadoria con l’idea di un villaggio turistico ad alta sostenibilità ambientale, con gli sport d’acqua e di roccia a farla da padrone assieme al trekking sulle rive del lago sul quale il paese si affaccia con scorci mozzafiato. I piani di Masala tuttavia non sono andati avanti alla velocità sperata, di mezzo c’è una burocrazia, a suo dire, sempre più soffocante: «Ogni iniziativa è a rischio blocco e dietro ogni angolo ci sono ricorsi al Tar e i progetti si arenano mentre le pratiche da completare sono infinite. C’è qualcosa di illogico in tutto il sistema, per cui noi amministratori ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni che sembrano adempiere soltanto ad attività di controllo ed eventuale repressione. Non c’è una visione d’insieme che porti verso il futuro». La sua visione invece è chiara e in questi giorni visibile nei lavori in corso per il ripristino delle pareti rocciose prese d’assalto per tutto l’anno, tranne nel 2017 per questioni legate alla sicurezza delle falesie, dagli arrampicatori provenienti da tutta Europa. «Con la messa in sicurezza delle pareti a monte del paese - dice Masala -, con la realizzazione del parco avventura dentro la grande cava con ponti tibetani da attraversare e passaggi a parecchi metri d’altezza, con l’apertura dell’albergo, del ristorante e dell’agricamping il paese potrà offrire servizi di alto livello».
I lavori vanno avanti e sembrano a buon punto nonostante le lungaggini burocratiche, intanto il paese sembra vivere in una realtà sospesa. Camminando nel corso, fra i tre b&b che garantiscono l’ospitalità ai turisti che vogliono visitare la zona, si sente il bisogno di un caffè. Allora il sindaco prende il telefono e chiama il gestore che in quel momento sta eseguendo lavori a casa sua. Detto fatto, in pochi minuti il bar è aperto. «Che problema c’è - dice da dietro il bancone Francesco Pedrini, algherese trapiantato a Monteleone per amore -. Qui non ci manca niente, tutti i giorni i venditori ambulanti portano qualunque cosa occorra, compresi i farmaci. C’è l’ufficio postale, Romana dista 2 chilometri, il mare 20 chilometri. Vivere qui è un privilegio». Sarà, ma il 28 aprile il paese ospiterà l’evento Freemmos (Liberi di restare) contro lo spopolamento. Un fenomeno che rischia di far sparire anche borghi incantevoli come questo.
Oggi il bianco e nero è scomparso e anzi, questo micropaese (102 abitanti appena, tra i Comuni più piccoli della Sardegna) che si raggiunge arrampicandosi fra stretti tornanti scavati nel tufo, è una bomboniera tinta di delicati colori pastello. Un gioiello dove le casette si affacciano su strade lastricate di pietre, la pulizia e l’ordine regnano ovunque, piante casalinghe e orticelli arricchiscono il panorama urbano, le due chiese (Sant’Antonio e Santo Stefano) sono piccoli capolavori e il cimitero, nella parte alta del villaggio medievale, sembra un giardino. Eppure, in una qualunque mattina d’inverno, il paese appare come disabitato. Nessuno in giro, neppure qualche vecchietta in chiesa. Il bar, unico locale pubblico è chiuso, così come il museo del pane, che però quando è aperto accoglie tutti i giorni tantissimi visitatori. Unico luogo dove ci sono segni di presenza umana è il municipio. Qui, con l’aiuto di due impiegate (una all’ufficio anagrafe) “regna” il sindaco Antonello Masala, eletto nel 2005 e oggi al suo terzo mandato. Nella testa i grandi sogni di quando occupò per la prima volta poltrona da primo cittadino: far coincidere l’abitato di Monteleone Roccadoria con l’idea di un villaggio turistico ad alta sostenibilità ambientale, con gli sport d’acqua e di roccia a farla da padrone assieme al trekking sulle rive del lago sul quale il paese si affaccia con scorci mozzafiato. I piani di Masala tuttavia non sono andati avanti alla velocità sperata, di mezzo c’è una burocrazia, a suo dire, sempre più soffocante: «Ogni iniziativa è a rischio blocco e dietro ogni angolo ci sono ricorsi al Tar e i progetti si arenano mentre le pratiche da completare sono infinite. C’è qualcosa di illogico in tutto il sistema, per cui noi amministratori ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni che sembrano adempiere soltanto ad attività di controllo ed eventuale repressione. Non c’è una visione d’insieme che porti verso il futuro». La sua visione invece è chiara e in questi giorni visibile nei lavori in corso per il ripristino delle pareti rocciose prese d’assalto per tutto l’anno, tranne nel 2017 per questioni legate alla sicurezza delle falesie, dagli arrampicatori provenienti da tutta Europa. «Con la messa in sicurezza delle pareti a monte del paese - dice Masala -, con la realizzazione del parco avventura dentro la grande cava con ponti tibetani da attraversare e passaggi a parecchi metri d’altezza, con l’apertura dell’albergo, del ristorante e dell’agricamping il paese potrà offrire servizi di alto livello».
I lavori vanno avanti e sembrano a buon punto nonostante le lungaggini burocratiche, intanto il paese sembra vivere in una realtà sospesa. Camminando nel corso, fra i tre b&b che garantiscono l’ospitalità ai turisti che vogliono visitare la zona, si sente il bisogno di un caffè. Allora il sindaco prende il telefono e chiama il gestore che in quel momento sta eseguendo lavori a casa sua. Detto fatto, in pochi minuti il bar è aperto. «Che problema c’è - dice da dietro il bancone Francesco Pedrini, algherese trapiantato a Monteleone per amore -. Qui non ci manca niente, tutti i giorni i venditori ambulanti portano qualunque cosa occorra, compresi i farmaci. C’è l’ufficio postale, Romana dista 2 chilometri, il mare 20 chilometri. Vivere qui è un privilegio». Sarà, ma il 28 aprile il paese ospiterà l’evento Freemmos (Liberi di restare) contro lo spopolamento. Un fenomeno che rischia di far sparire anche borghi incantevoli come questo.
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